I nonni rappresentano una presenza fondamentale nella vita di molti bimbi: si tratta di un concetto ormai risaputo, tenendo conto dell’esperienza, dell’affetto e spesso della disponibilità che li porta ad aiutare molte coppie di genitori nella vita di tutti i giorni.

Uno studio ha tuttavia messo in risalto un’ulteriore beneficio che la costante presenza dei nonni, soprattutto durante l’infanzia, porta alla maggior parte delle persone. Si parla infatti di longevità e di benessere fisico e psichico. Vivere vicino ai nonni allunga la vita.

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Un team di ricercatori australiani si è infatti preoccupato di verificare le possibilità di sopravvivenza di individui cresciuti a stretto contatto con i propri avi, e sorprendentemente si è stabilito come anche in presenza di problematiche di vario tipo, dal punto di vista della durata della vita questa presenza sembra essere fondamentale.

Il punto chiave dello studio, che ha analizzato campioni di famiglie a partire dall’età industriale fino a oggi, riguarda il tasso di mortalità infantile, che è risultato nettamente inferiore nei nuclei familiari allargati e caratterizzate dalla costante presenza e guida dei nonni.

“Abbiamo rilevato che i nonni svolgono un ruolo essenziale per il benessere della comunità soprattutto nelle società occidentali, dove i tassi di fertilità e di mortalità infantile risultano più bassi”.

Questa ricerca focalizza l’attenzione sul ruolo dei nonni nella società contemporanea, la cui effettiva presenza è talmente determinante da spingere molte mamme a decidere di non cercare un impiego in mancanza di queste fidate persone a cui affidare la prole.

E ancora, secondo alcuni recenti dati resi noti da Federanziani nel corso del primo Congresso sulle cure primarie pediatriche, sono proprio i nonni a occuparsi personalmente di accompagnare i nipoti dal pediatra, soprattutto la mattina. Ecco che cosa ha affermato Roberto Messina, presidente di Federanziani.

“Durante la mattina il 63% delle volte sono i nonni a portare i nipoti dal pediatra, nel pomeriggio la percentuale scende al 48%’, ha spiegato. Quando il bambino si ammala di una malattia esantematica sono sempre i nonni a intervenire nel 69% dei casi.”