Si conclude oggi alle 15 l’ultima, e definitiva, tornata di voto per i ballottaggi delle elezioni amministrative. Vi è grande attesa per i due scontri più sentiti a livello nazionale: quello milanese tra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia e quello napoletano tra Gianni Lettieri e Luigi De Magistris. I dati sull’affluenza della giornata di ieri non sono confortanti, con un calo importante a livello nazionale, e non sono nemmeno mancate le solite polemiche pre-spoglio.

Alle 22 di ieri il dato sull’affluenza ha stabilito un 43,46% degli aventi diritto al voto, contro il 49,67% del primo turno. Soddisfacente è la performance di Milano, con una diminuzione di solo mezzo punto percentuale dal 53,56% al 53,19%, mentre più ampia è la differenza a Napoli, con 34,78% contrapposto al 41,28% di quindici giorni fa.

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Le polemiche di voto hanno visto come protagonista il capoluogo campano, dove nel pomeriggio di ieri si sono sollevate le proteste per presunti voti di scambio e per un’azione, a quanto pare involontaria, del candidato sindaco Lettieri. Così come riporta Il Mattino, infatti, è stato vero e proprio caos elettorale a Napoli: pare che sia stata organizzata una vera e propria campagna per la compravendita del voto, con la distribuzione di pacchi di pasta, biglietti per lo stadio, pagamenti in contanti e tour in Ferrari offerti agli elettori di passaggio. Le zone più colpite sarebbero quelle di Pallonetto, Quartieri spagnoli, Sanità e Secondigliano, dove sono dovute intervenire le forze dell’ordine per allontanare alcuni personaggi maliziosi dalle urne elettorali. Vi è stata anche la denuncia di un uomo da parte della Digos, scoperto a fotografare la scheda elettorale con il proprio smartphone.

Gianni Lettieri, invece, è inciampato in una gaffe nel primo pomeriggio. Il candidato del Pdl si è infatti recato al seggio dell’istituto “Paolo Borsellino” di via Enrico Cosenz, ma è stato allontanato dalle forze dell’ordine perché la legge vieta ai candidati di presenziare alle urne elettorali. Lettieri si è così giustificato:

“Mi trovavo in quella zona perché c’era una processione mariana molto nota in una piazza vicina, alla basilica del Carmine. I miei rappresentanti di lista mi hanno chiesto di fare un visita in alcune scuole e ho fatto una passeggiata nelle stradine che frequentavo durante l’infanzia per capire quali fossero le percentuali di voto a Mezzogiorno. Ovviamente ho rispettato il silenzio limitandomi a chiedere quale affluenza vi fosse”.

Polemiche anche a Milano, dove nella giornata di sabato sono volate accuse reciproche tra la Moratti e Pisapia. Il sindaco uscente ha accusato tramite comunicato stampa l’avversario di aver violato il silenzio elettorale, a causa di una dichiarazione nella giornata della memoria di Walter Tobagi. Lo stesso è avvenuto da parte dei sostenitori di Pisapia, i quali hanno protestato per l’uscita pubblica della Moratti all’Oratorio di San Mamete e al Teatro Nuovo. A quanto emerso, però, le dichiarazioni di Pisapia non sarebbero in contrasto con la legge sul silenzio elettorale del 1956, che all’articolo 9 spiega come sia vietata la sola propaganda elettorale. Il candidato del PD, infatti, si è limitato a salutare la figura di Tobagi, senza proferire parola sulla propria campagna di voto.

Critiche anche al comico Massimo Boldi, presente alla tappa meneghina del Giro D’Italia, il quale avrebbe invitato i presenti a ringraziare la Moratti, ricevendo però in cambio i fischi e le grida di disapprovazione del pubblico. Non mancano, ovviamente, nemmeno gli status d’allarme su Facebook, dove nel pomeriggio di ieri si è diffusa a macchia d’olio la notizia di falsi funzionari del comune che avrebbero volutamente dato indicazioni di voto errate agli elettori di Pisapia. Non si hanno, tuttavia, prove effettive di questa possibile azione scorretta e, per questo, ci limiteremo a citare il messaggio del social network rimandando al lettore il giudizio di veridicità:

“Attenzione! Abbiamo decine di segnalazioni che finti funzionari comunali chiamano le persone dicendo che per votare Pisapia bisogna scrivere cognome e nome, mentre per la Moratti no perché è già sindaco e basta la croce.”

Unica nota di colore, nel senso letterale del termine, è l’outfit scelto da Roberto Formigoni per recarsi alle urne, una camicia multicolor abbinata a dei pantaloni blu acceso, subito diventato tormentone sui social network. Un attimo di simpatico e leggero respiro, in definitiva, per una giornata elettorale davvero infuocata.