Il giornalista Lamberto Sposini, vittima ieri di un grave malore negli studi Rai, è stato sottoposto in serata a un delicatissimo intervento di riduzione dell’emorragia cerebrale ed è ora sottoposto a coma farmacologico. A quanto emerso dalle pochissime indiscrezioni trapelate, il conduttore risponderebbe agli stimoli del dolore ma bisognerà attendere circa di 48 per capire quali saranno gli eventuali danni subiti, in particolare sull’emisfero sinistro del cervello.

Nel frattempo, però, divampa la polemica sui soccorsi. Nella giornata di ieri si è a lungo discusso dell’arrivo dell’ambulanza: secondo i colleghi Rai i medici non sarebbero arrivati prima di 40 minuti dalla chiamata alla Croce Rossa, ma Livio De Angelis, direttore della centrale operativa della Capitale dell’Ares 118, conferma come il loro intervento non abbia superato i 20 minuti d’attesa.

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Ma non è solo la tempistica di salvataggio del giornalista a sollevare dubbi sulle procedure di soccorso, ma anche alcuni limiti strutturali dell’ospedale in cui Sposini è stato ricoverato in prima istanza. Il reparto di neurochirurgia del S.Spirito, infatti, è chiuso dallo scorso dicembre per volere del nuovo piano di rientro del deficit della sanità laziale. A confermarlo è Domenico Iscaro, presidente dell’Anaao Assomed e medico al Santo Spirito, il quale sottolinea come apparecchiature e personale siano ancora disponibili al nosocomio, ma inutilizzabili per volere amministrativo.

“Non voglio speculare, Sposini è apparso sin dall’inizio un caso molto grave: certo è che se fosse arrivato a dicembre 2010, quando ancora il reparto era funzionante, sarebbe stato sottoposto al drenaggio nell’arco di mezz’ora, un’ora al massimo”.

Il medico, evidentemente preoccupato che casi simili possano ripetersi, accusa quindi la Presidente della Regione Lazio Renata Polverini, rea di aver approvato un piano di tagli di dubbia utilità per la sanità della Capitale:

“Si è accentrata l’attenzione sui ritardi nei soccorsi e sui malfunzionamenti del 118, quando in un grosso e importante ospedale come il santo Spirito – rimasto l’unico punto di riferimento per il centro della capitale dopo la chiusura del San Giacomo – si decide di chiudere un reparto, lasciando apparecchiature e personale inutilizzato, che gira per l’ospedale senza poter operare. Dov’è il risparmio che si voleva ottenere? Di questo dovrebbe occuparsi la presidente Polverini, perché a pagare sono ancora una volta i cittadini”.