Se Lamberto Sposini fosse contrario o meno all’eutanasia, fino a ieri non era dato saperlo, almeno il grande pubblico non ne era a conoscenza. L’argomento diventa di attualità a causa del problema di salute che il giornalista ha avuto nei giorni scorsi, andando incontro a un’operazione neurochirurgica e un coma farmacologico indotto, dal quale pare comunque che si stia lentamente risvegliando.

Così, Libero pubblica un intervento di Melania Rizzoli del PDL, che si dichiara amica di Sposini e cerca di interpretare il suo pensiero, che a quanto pare si schierava invece a favore dell’eutanasia:

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“Il giornalista era contrario all’accanimento terapeutico. Ma ora il suo pensiero sarebbe diverso. Da deputato, che a breve si troverà a votare la legge sul testamento biologico, rifletto su questa storia che conferma che anche nel frangente più drammatico di un caso clinico acuto, c’è sempre una speranza, ed è solo il medico che ha il compito, il dovere e la responsabilità di decidere, e non una rigida legge, qualunque essa sia.”

Tutto appare come una forzatura. Innanzitutto, risulta molto scorretto parlare per bocca di Sposini, proprio nel momento in cui lui non può farlo e non può dire cosa pensa. Utilizzare l’immagine di un giornalista stimato per propagandare le proprie idee non è esattamente un comportamento etico.

Inoltre, la Rizzoli parla di accanimento terapeutico su Sposini, che invece è stato operato d’urgenza e poi posto sotto coma farmacologico per salvargli la vita. Sposini non era un caso disperato, né è un malato le cui condizioni sono al limite della dignità umana. Peraltro, non sono neppure due settimane che Sposini ha avuto il malessere, solo un omicida avrebbe potuto lasciarlo morire: non si tratta affatto di accanimento terapeutico, ma di cure necessarie che qualunque medico, persino quello favorevole all’eutanasia, avrebbe operato come da routine. Ci auguriamo solo che Sposini, una volta tornato con noi, si faccia una risata intorno a questo clamore suscitato, anche se c’è ben poco da ridere.