L’Aquila, il capoluogo abruzzese colpito dal devastante sisma del 2009, è tornata prepotentemente sotto i riflettori della cronaca. Non tanto per la ricostruzione della città, quanto per le polemiche generate dalla trasmissione Forum, dove gli autori avevano dato spazio a una falsa terremotata spinta ad elogiare gli interventi di Governo e Protezione civile.

A due anni dal terremoto, avvenuto il 6 aprile del 2009, la situazione abruzzese è devastante. L’Aquila è una città praticamente inesistente, il centro storico riversa ancora nelle stesse condizioni di due anni fa e le nuove abitazioni costruite per alcuni aquilani già dimostrano i loro limiti. La redazione di Sky.it ha appena pubblicato un resoconto sul sisma abruzzese, riportando dei dati allarmanti che sollevano una sola questione: L’Aquila è stata abbandonata dalle istituzioni?

Galleria di immagini: Terremoto de l'Aquila, Laura Rodari

Sono ben 37.733 le persone ancora assistite, 15.000 in meno dal sisma, di cui 23.000 hanno trovato abitazione nei Map o nel Progetto C.A.S.E.. 19 sono le “new town” che hanno modificato irrimediabilmente la geografia aquilana perché al terremoto non è seguita la ricostruzione degli edifici già esistenti, ma la costruzione di nuove cittadine in miniatura. Lo aveva ben spiegato il film “Draquila” di Sabina Guzzanti, ipotizzando una speculazione economica sugli appalti che avrebbe spinto a questa insolita modalità d’azione. 1.328 sono le persone ancora costrette in hotel o negli alberghi e solo 13 sono gli individui beneficiari del contributo di 200 euro mensili per l’autonoma sistemazione.

Il Governo dal 2010 ha ripristinato il pagamento delle tasse, anche se molte persone sono rimaste senza il nulla, né casa né lavoro, a causa del sisma. Dei 14.767 miliardi stanziati per la ricostruzione, ne rimangono solo 3, anche se solo poco meno di 4.000 edifici hanno subito degli interventi su un totale di più di 16.000 strutture danneggiate dal sisma.

Infine, pare che sia aumentato del 30% il consumo di psicofarmaci, del 7% quello di droghe e circa il 7% della popolazione, compresi i bambini, sarebbe affetta da ansia e attacchi di panico.

Numeri che, per quanto asettici, non possono che far riflettere sul dramma del terremoto e sull’eventuale fallimento degli interventi per alleviare il dolore della popolazione. Oggi in molti si chiedono se la decisione di costruire nuovi complessi abitativi, che nei fatti hanno modificato radicalmente il tessuto sociale preesistente, non sia stata una mossa azzardata se non deleteria per la rinascita de L’Aquila. Pare, infatti, che molte abitazioni avrebbero potuto essere rese agibili con un modesto sforzo economico, tuttavia abbandonate per la necessità di costruire nuovi complessi residenziali. Il sito de La Repubblica ha recentemente lanciato un’area interattiva dove sono messe a confronto le immagini del 6 aprile 2009 con quelle di fine mese dello stesso anno, per poi paragonarle allo stato attuale dei lavori. Le fotografie dimostrano come poco sia stato fatto, soprattutto nel centro storico, e rimandano l’idea di un certo disagio: L’Aquila è destinata a diventare una città fantasma?