Entrare nel mercato del lavoro femminile, o continuare a farne parte, è sempre più difficile per le donne che hanno figli. Lasciare il proprio impiego a causa delle difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia è una scelta quasi obbligata per una donna su tre, stando ai dati resi noti dall’Isfol.

La situazione del lavoro femminile in Italia è molto cupa, basti pensare alle cifre che emergono dal recente studio Isfol condotto su un campione di donne di età compresa tra i 25 e i 45 anni. Il 40 per cento delle intervistate ha ammesso di aver scelto di lasciare il lavoro solo ed esclusivamente per la famiglia, decisione presa solo il 3 per cento dei padri.

«Il 40,8% delle ex lavoratrici dichiara di aver interrotto l’attività lavorativa per prendersi cura dei figli e circa il 5,6% per dedicarsi totalmente alla famiglia o ad accudire persone non autosufficienti. il sistema italiano non fornisce servizi alla famiglia e di conciliazione, di conseguenza le donne non entrano nel mercato del lavoro o ne escono dopo il primo figlio o per assistere parenti anziani.»

Lo studio mette tuttavia in evidenza quali sono le motivazioni che determinano l’incremento di abbandoni da parte di madri lavoratrici, con la carenza di servizi per l’infanzia in cima alla classifica. Prendendo in esame il mercato del lavoro vissuto dalle donne tra i 25 e i 45 anni, inoltre, risulta che dopo l’arrivo di un figlio il tasso di occupazione cala dal 63 per cento al 50 per cento, percentuale destinata a scendere ancora con la nascita del secondo figlio.

Altri dati che arrivano sempre dagli Stati Generali sul Lavoro Femminile, dove è stato presentato lo studio Isfol, evidenziano come esista un’elevata percentuale di donne che lasciano il lavoro non volontariamente e per cause che non riguardano la famiglia, ma dipendono dalla chiusura di imprese e aziende o dal mancato rinnovo di contratti a termine.

A questo ritratto scoraggiante del lavoro rosa in Italia si aggiungono anche alcune considerazioni che toccano due tematiche abbastanza spinose: il gap salariale e la gestione del tempo libero. Gli stipendi delle donne sono inferiori ai colleghi uomini fino al 20 per cento – come dimostra uno studio Bankitalia -, e sono sempre le esponenti del sesso debole a lavorare di più sia in ufficio sia a casa, per un totale di circa 15 ore al giorno tra lavoro retribuito e non.