La miopia? La più grande nemica dell’uomo moderno. Sempre più persone sognano una vista perfetta, e ricorrono al laser come fosse acqua. Negli anni intervenire è diventato sempre più sicuro (di certo non meno dispendioso, tra i mille e i tremila euro a occhio), ma il modus operandi non è uguale per tutti. Gli esperti lo ripetono da un po’: buttare via gli occhiali per sempre è lecito, ma il trattamento a cui ci si deve sottoporre dev’essere rigorosamente “ad personam“.

Di certo avere un difetto visivo non piace a nessuno, ma qualcuno deve rassegnarsi all’idea di non poter mai raggiungere gli agognati dieci decimi. In Italia sono vent’anni che l’intervento al laser è diventato una prassi. Oggi è quasi un fenomeno di massa, anche perché nel tempo la lotta alla miopia si è fatta sempre meno rischiosa, sempre meno soggetta a effetti collaterali a dir poco indesiderati. Inoltre, tutte le ricerche più recenti sottolineano come nella quasi totalità dei casi si riesca a ottenere una vista davvero ottimale. Ma non tutti sono adatti a finire sotto il laser, come spiega Paolo Vinciguerra, responsabile dell’Unità di Oculistica dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano):

«Il 30-50% delle persone non è un candidato ideale, e bisogna avere il coraggio di dire al paziente che non ha le caratteristiche per sottoporsi alla chirurgia refrattiva. È importante anche esporre al paziente il risultato che si potrà realisticamente raggiungere: se le aspettative sono diverse, meglio non operare».

Qualche esempio? La chirurgia refrattiva è sconsigliata ai diabetici e alle donne in gravidanza, ma è destinato alla miopia anche chi soffre di malattie autoimmuni, di disturbi della cicatrizzazione, di patologie oculari come il cheratocono o se la vista non risulta stabile da almeno un paio d’anni.

Gli esami pre-operatori giocano un ruolo molto importante. Innanzitutto danno subito l’idea della competenza dell’oculista che intende intervenire: se il check up dura meno di mezzora forse non ci si è rivolti al migliore professionista sulla piazza. Il test è fondamentale. Restringere la cerchia dei candidati al laser è il primo passo per ridurre al minimo le probabilità di eventuali effetti collaterali, come aloni e distorsioni visive. Ci sono casi specifici in cui è davvero meglio mettersi il cuore in pace e tenersi stretta la propria condizione di miope, come ricorda Emilio Balestrazzi, direttore dell’Istituto di Oftalmologia del Policlinico Gemelli di Roma:

«Oggi sappiamo che certi problemi si hanno ad esempio in pazienti con la pupilla molto larga, per i quali l’intervento è da escludere. Lo stesso vale per chi ha la cornea troppo sottile».

Si tende a credere che ogni difetto visivo richieda un tipo di intervento che è sempre lo stesso a prescindere dall’occhio. Ma non è così. Occorre tenere conto delle piccole aberrazioni corneali di ciascuno, e di come la cornea reagirà nei mesi successivi. Calcoli che consentono di rispettare l’occhio nella sua configurazione naturale, cercando di togliere meno tessuto possibile. Non si tratta di semplici precauzioni: se si agisce con troppo pressapochismo lo stesso intervento non darà i risultati sperati, o se li darà saranno meno duraturi. Lo spauracchio della miopia resterà dietro l’angolo.

Raccomandazioni che devono entrare bene in testa ai tantissimi che si fionderebbero senza problemi sotto il laser per dare il colpo di grazia a occhiali e lenti a contatto. Gli oculisti, poi, continuano a ripetere che salvo rare eccezioni l’intervento è tutt’altro che necessario. Eppure le operazioni per risolvere miopia, astigmatismo e presbiopia aumentano di anno in anno (siamo arrivati a quota centomila). Chissà che la crisi economica non riesca a mettere un freno a questo trend. Una ricerca della Johns Hopkins University di Baltimora ha messo in chiaro come negli Stati Uniti, dal 2007 a oggi, il numero di interventi si sia ridotto del 30% proprio a causa dei conti sempre più in rosso. È che se l’occhio non vede il cuore duole eccome, ma forse il portafoglio vuoto può davvero calmare la smania da vista perfetta.

Fonte: Corriere.