Nonostante le promesse del Premier e il suo patto di collaborazione con la Tunisa, Lampedusa è ancora in piena emergenza sbarchi e arrivi via mare.

Silvio Berlusconi era approdato sull’isola in tempo per acquistare una nuova villa e per rassicurare gli autoctoni riguardo gli sbarchi, promettendo di svuotare la zona in 48 massimo 60 ore. La realtà dei fatti è molto più impegnativa di quanto si sospetti.

Galleria di immagini: Laura Boldrini e Lampedusa

Le guerre e le condizioni politiche che soffocano il bacino del Mediterraneo e il continente africano, spingono sempre più persone a fuggire da fame e morte certa alla ricerca di un futuro migliore. Ne sa qualcosa Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato ONU, che da anni è la nostra interfaccia con le situazioni di crisi ed emergenze profughi e rifugiati. Presenza importante di confronto e aiuto, la Boldrini ci tiene a sottolineare come i lampedusani siano sempre stati gente accogliente e comprensiva nei confronti dei più bisognosi. Ora il sovrapporsi di più situazioni di crisi ha fatto si che si creasse in vero e proprio ingorgo, in quello che è l’imbuto territoriale che conduce verso l’Europa.

Comprensibile il malcontento del Sud Italia, costretto costantemente a ritrovarsi in una situazione di perenne emergenza sbarchi, senza un vero e proprio aiuto da parte del Governo. Ora dopo l’intervento del Premier si avanza la possibilità di creare tendopoli sparse lungo tutto il territorio, come luoghi di prima accoglienza a fronte dell’emergenza. Ma quasi nessun rappresentate concorda con questa decisione, principalmente per la mancanza di spazi adeguati. E si pensa già al rimpatrio via treno, mentre molti profughi cercano la fuga dai centri di prima accoglienza.

Berlusconi tranquillizza tutti:

“Le tendopoli saranno luogo di prima accoglienza, i clandestini stanno arrivando anche in Piemonte e in Toscana. La soluzione definitiva è il rimpatrio e ci stiamo accordando con il governo tunisino. Serve un loro impegno”.

Laura Boldrini, intervenuta poche sera fa a “Parla Con Me“, ci tiene a precisare che queste persone sono rifugiati politici, profughi e non clandestini illegali. La maggior parte di loro è alla ricerca di una via per ricongiungersi con familiari e amici in Francia, Germania o Belgio, dove lo sbarramento alla frontiera è un difetto. La disperazione ha condizionato la scelta di abbandonare una casa, magari distrutta dalle bombe di Gheddafi, e un viaggio in mare in pieno disagio e pericolo pur di stringere tra le mani una nuova chance.

L’Italia, che si trova ad affrontare una vera situazione di emergenza, pare dimentichi spesso il suo percorso biologico fatto di emigrazione e povertà. Ma principalmente è sopito e soffocato lo spirito di accoglienza, solidarietà e comprensione che ci ha sempre contraddistinti; forse costretto all’angolo dal costante massacro mediatico che etichetta lo straniero come pericoloso, illegale e assassino.

Ora la portavoce dell’ONU lancia un appello alle autorità italiane perché intercettino e accorrano in soccorso di due imbarcazioni disperse in mare, cariche di famiglie, bambini e donne.

“Da diversi giorni due imbarcazioni con migranti e rifugiati di nazionalità somala, etiope ed eritrea, mancano all’appello. La prima è salpata dalla Libia il 22 marzo con 330 persone a bordo, la seconda, un gommone, è partita sempre dalla Libia con altre 68 persone. Da allora non si hanno più notizie. Parenti e amici dei migranti continuano a contattare l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati chiedendoci notizie e aiuto.

Chiediamo uno sforzo aggiuntivo a tutti i mezzi navali presenti nel Mediterraneo per cercare di individuare queste due imbarcazioni, perché in passato è stato possibile salvare un gruppo di migranti anche dopo 20 giorni alla deriva.”