Per i giovani laureati alla ricerca della prima occupazione le opportunità non sono tante, e crescono i tempi di attesa per l’ingresso nel mondo del lavoro in tutti i settori di studio. Una scelta quasi obbligata, quindi, è quella di proseguire gli studi con la laurea specialistica dopo quella triennale.

Anni passati chini sui libri sembrano non servire più ai laureati italiani, che dopo il conseguimento del tanto agognato titolo vedono solo poche opportunità di lavoro davanti a loro. Secondo un’indagine condotta da Stella (Statistiche in TEma di Laureati e LAvoro), infatti, a trovare un’occupazione dopo la laurea è solo il 38 per cento dei giovani.

E non solo. Ad aumentare è anche il lasso di tempo che occorre per inserirsi nel mondo del lavoro, che nella maggior parte dei casi è superiore ai sei mesi. L’indagine ha preso in considerazione undici atenei italiani nei primi sei mesi del 2010, otto dei quali appartenenti al territorio lombardo, intervistando ex studenti in possesso della laurea triennale.

Va leggermente meglio per i laureati nelle discipline magistrali, i quali sembrano poter tirare un respiro di sollievo, ma la tendenza generale è quella di iscriversi ai corsi di laurea specialistica sperando che, con altri due anni di studio, le opportunità di carriera si moltiplichino.

Questa situazione di stallo ha come conseguenza anche la sensibile diminuzione dei laureati, e sono molti anche coloro che decidono di accettare proposte di stage gratuiti, o quasi, puntando a una successiva assunzione.

«Per i laureati triennali risulta evidente che, a causa delle difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro, la scelta è quella di proseguire negli studi (chi prosegue a studiare passa dal 44,2 per cento per i laureati 2009 al 46,4 per cento per i laureati 2010)».

L’indagine Stella ci informa anche per quanto riguarda gli stipendi medi dei laureati che riescono a trovare lavoro, che non hanno subito alcun incremento dal 2009 al 2010: si parla di 1.126 euro percepiti dai giovani freschi di laurea nel 2009, e di 1.133 euro nel 2010.

Fonte: Repubblica