Un nuovo mantra giunge da oltreoceano: guadagnare meno per vivere meglio. Si tratta di un fenomeno controcorrente, quasi rivoluzionario. Un’esigenza ancestrale che torna prepotentemente in superficie fino a convincere molte, moltissime persone a fare un passo indietro, uscendo dal vortice del capitalismo sfrenato che lascia poco spazio alle persone in quanto esseri emozionali.

Il downshifting, termine inglese che letteralmente significa “muoversi verso il basso”, scalare la marcia o più colloquialmente rallentare, è una vera e propria scelta di vita, che porta chi la pratica a ridurre consapevolmente i propri impegni lavorativi, rinunciando quindi ad avere uno stipendio più alto per vivere più serenamente.

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Il termine è stato usato per la prima volta nel 1994 dal Trends Reserch Institute di New York. Circa dodici anni dopo questa parola è entrata a far parte del prestigioso Oxford Dictionary, che ne ha fissato il significato con questa definizione:

“Scambio di una carriera economicamente soddisfacente con uno stile di vita meno faticoso e meno retribuito ma più gratificante”.

Il fenomeno, definito in italiano con l’espressione semplicità volontaria, rientra nella sfera del più ampio simple living, la filosofia del vivere con semplicità che viene applicata con successo in tutto il mondo.

Il cardine di questo movimento sociale risiede nella parola slow (lento), sulla quale vengono impostati diversi aspetti della vita: dallo slow food alla slow money passando per lo slow marketing. Il risultato? La creazione di un vero e proprio sistema di slow economy.

Le categorie di lavoratori più interessate da questa tendenza sono quelle di professionisti, imprenditori, manager, lavoratori laureati o comunque specializzati, che per questo hanno maggiori possibilità di scelta. Il downshifter rinuncia consapevolmente alle possibilità di carriera e successo per investire sulla propria felicità. Ai profani questa potrebbe sembrare una follia, soprattutto considerando la forte crisi economica che stiamo affrontando in questo momento.

I promotori del movimento invece, lo definiscono una vera e propria ancora di salvezza, il modo migliore di stare al mondo, ottimo per affrontare anche la crisi. Com’è possibile stare meglio guadagnando di meno? La risposta non è nel denaro mancante, ma in quello che si risparmia modificando l’approccio alla propria vita quotidiana. Il downshifting infatti, è strettamente legato ai concetti di ecosostenibilità e risparmio. Rallentare i ritmi consente di avere più tempo libero, con tutti i benefici del caso. Si può coltivare un proprio orticello, fare il pane in casa, usare meno l’automobile. Piccoli cambiamenti come questi consentono di spendere meno ma anche di rispettare l’ambiente.

L’ozio riacquista un valore positivo, diviene un vero e proprio investimento per il proprio benessere. Coltivare un hobby o dedicarsi alle proprie passioni può trasformare la libertà re-acquisita in ozio creativo: costruire oggetti da vendere online o intraprendere un’attività che si possa fare da casa, consentono di riappropriarsi del proprio tempo ma anche di guadagnare facendo ciò che realmente si vuole.

Ci sono molte pubblicazioni che approfondiscono questo fenomeno ma due sono i titoli più quotati: “Downshifting. Come lavorare meno e godersi la vita” di John D. Drake, edito da Anteprima Edizioni, e “Adesso Basta. Lasciare il lavoro e cambiare” di Simone Perrotti, guru italiano del downshifting.