Quello dell’editoria è un lavoro che sognano in molti. Ma in realtà è qualcosa per pochi, per una serie di ragioni, tra cui la crisi perenne in cui versa il settore, la grande professionalità richiesta e spesso l’esiguità del compenso nelle piccole case editrici, che rende necessario un secondo lavoro di supporto per sbarcare il lunario.

Vero è pure che l’editoria è un mondo a sé, in cui si possono svolgere differenti mansioni, non solo in casa editrice, ma presso testate, piattaforme di blog, o anche come editore in proprio se si vuole rischiare. I puristi del settore però, non a torto, sconsiglierebbero a chiunque di intraprendere una di queste professioni, quella del blogger, del giornalista, del lettore di manoscritti, del correttore di bozze o dell’editore, se non fortemente motivati, conoscitori del settore e non solo per sentito dire, capaci di produrre un buon prodotto, sia dal punto di vista tecnico che contenutistico.

Se si sceglie di fare il giornalista o il blogger, se si è davvero capaci, si finisce per incappare sempre in un’azienda seria, anche se dopo molte vicissitudini. Bisogna rifuggire chi non paga e chi risponde che “tanto fa curriculum”, perché non è vero e anzi potrebbe rappresentare una macchia sul proprio curriculum vitae affermare di aver lavorato per un’azienda poco seria. Il mestiere del giornalista richiede una buona dose di responsabilità, diritti che spesso sono difficili da raggiungere, se non grazie all’impegno costante dell’Ordine dei Giornalisti, che effettivamente costituisce una salvaguardia per chi fa questo lavoro.

La verità è che si tratta di un mestiere che, come gli altri, non si improvvisa. Nessuno si sognerebbe mai di improvvisarsi medico solo perché ha indossato uno stetoscopio, o ingegnere solo perché da bambino giocava con le costruzioni. Intanto, un buon inizio per approcciarsi a questo genere di professioni è la laurea in Lettere o Scienze della Comunicazione. Meglio la prima, se si aggiungono esami come Economia Politica o Storia delle Relazioni Internazionali, perché esami del genere possono consentire un’infarinatura di una parte di cultura generale che potrà essere indispensabile, se si decide di fare il giornalista. Per ciò che invece ha a che fare con la pubblicazione di libri tout court, invece, sono indispensabili gli esami delle letterature più disparate, per apprendere al meglio dagli scrittori di tutti i tempi.

Se si vuole diventare editore, si deve imparare dagli errori dagli altri, per non incappare in problemi sorti da parte dell’utenza. Ci sono degli editori che si improvvisano tali e che puntano sul print on demand, che va anche bene, purché le aspettative di chi ci si rivolge siano soddisfatte. Alcuni contratti non prevedono infatti la stampa e la distribuzione tout court e questo causa una pessima fama per gli editori, che vengono bersagliati ovunque da aspiranti, che a loro volta non sempre sono all’altezza di essere pubblicati: un editore per far bene il suo lavoro sceglie moltissimo tra i manoscritti che gli giungono.

In altre parole, si tratta di un mestiere da fare con passione, pazienza certosina e buona volontà, ma non basta, servono competenze specifiche e continui aggiornamenti. Per i giornalisti apprendere e aggiornarsi è più semplice: contrariamente a quanto si pensa su questa categoria, considerata di avvoltoi, i colleghi anziani sono un tesoro inesauribile di aneddoti su comportamenti giusti e sbagliati deontologicamente. Alcuni Ordini regionali dei Giornalisti poi, come quello pugliese, organizzano incontri e seminari con giornalisti affermati nel campo della carta stampata e della TV, oltre che un corso di deontologia di un giorno intero prima di prendere la tessera stampa, dando informazioni molto utili ai giovani che vogliono avventurarsi in questo mondo strano e particolare.