Abbiamo più volte parlato della difficoltà di molte aziende nel concedere la riduzione dell’orario di lavoro alle donne, soprattutto mamme, che ne fanno richiesta per andare incontro alle esigenze familiari.

Adesso, invece, pariamo della reale situazione del part-time in Italia, dove più che una scelta individuale sta diventando un obbligo. In mancanza di alternative o di impieghi a tempo pieno, molti lavoratori di entrambi i sessi sono costretti ad accettare occupazioni a tempo parziale: questa realtà riguarda soprattutto le donne, sulle quali grava maggiormente il peso della crisi in campo lavorativo che sta segnando la penisola.

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Secondo quando reso noto dal bollettino “Monitor”, la banca dati del mercato del lavoro del ministero curata dall’agenzia tecnica Italia Lavoro, ad avere impieghi part-time sono il 27,9% delle donne contro il 5,1% degli uomini.

Ci sono alcune regioni italiane, localizzate al Sud, dove questa situazione è più evidente: basta pensare alla Campania, dove il 72,2% dei lavoratori maschi è obbligato ad accettare contratti a tempo parziale, così come il 65,2% delle esponenti del sesso debole.

Per quanto riguarda le donne, inoltre, le lavoratrici part-time sono concentrate maggiormente nella fascia di età che va dai 35 ai 44 anni, mentre cifre inferiori riguardano le ragazze tra i 15 e i 24 anni.

Si tratta di lavoratrici che generalmente sono in possesso di un diploma di scuola secondaria, impiegate nel settore dei servizi e delle attività commerciali. Gli uomini che svolgono questo tipo di lavoro a orario ridotto, sono invece spesso artigiani, operai e agricoltori.