Il lavoro part-time aumenta, anche in Italia, tuttavia nella maggioranza dei casi non si tratta di una conquista da parte dei dipendenti, ne tantomeno di un contratto di lavoro basato sulla flessibilità, tanto agognata soprattutto dal mondo rosa.

La realtà sembrerebbe un’altra, e il contratto part-time diventa spesso un mezzo per ostacolare la carriera, alla quale pone una sorta di freno. È invece lo stesso mercato del lavoro, spesso, a imporre il tempo parziale soprattutto alle donne e ai giovani lavoratori.

Questa realtà emerge attraverso i dati diffusi in seguito alla terza edizione del Work Monitor Randstad, che ha monitorato la situazione del lavoro relativa al terzo trimestre del 2011 in ben 29 nazioni europee. Dall’indagine scaturisce un panorama abbastanza negativo, che vede i contratti part-time crescere di numero spesso a discapito del benessere di chi lavora.

Molti lavoratori, infatti, accettano il part-time non avendo alternative, basta pensare che in Italia, in Danimarca e Svezia, così come in Belgio e Lussemburgo il 50% degli intervistati ha definito il tempo parziale come una tipologia contrattuale che frena la carriera. Nella penisola il 24% degli impiegati part-time ha un’età compresa tra i 15 e i 24 anni, mentre un buon 29% è rappresentato da donne.

Se si entra in merito alle differenze d genere, inoltre, sembra che solo un contratto a tempo pieno possa offrire concrete possibilità per avanzare nella carriera, e soprattutto se a esserne titolare è una persona di sesso maschile. Secondo il rapporto solo il 26% delle posizioni dirigenziali in Italia è occupato da donne.

E nonostante alcune aziende impongano il tempo parziale per tagliare le spese in tempo di crisi, oltre la metà degli italiani intervistati ha sottolineato come la maggior parte dei datori di lavoro sia generalmente restio a concedere una qualche forma di flessibilità, soprattutto quando viene richiesta per esigenze personali.

Per il 61% dei connazionali, infine, i lati negativi del part-time sono essenzialmente due: non aiuta a fare carriera, ma la ostacola e allontana ogni possibilità di raggiungere una posizione dirigenziale. Opinione condivisa anche dalla maggior parte dei lavoratori in Germania, Francia, Regno Unito e Usa.

Fonte: Randstad