Ieri a Vilnius, in Lituania, sono stati assegnati i premi Digital Woman of the Year, Digital Girl of the Year e Digital Impact Organisation of the Year: donne, ragazze e imprese che più di altre si sono impegnate nella crescita del rapporto tra mondo digitale e lavoro femminile hanno ricevuto un lusinghiero riconoscimento di cui nessuno parla.

Sasha Bezuhanova (Donna digitale dell’anno), Lune Victoria van Eewijk e Amy Mather (Ragazze digitali dell’anno) e l’azienda tedesca HTW-Berlin si sono distinte nel settore tecnologico, quello che più di altri caratterizzerà il nostro futuro, economico e sociale. Ma praticamente nessuno lo sa.

Conoscere la storia di ognuna di queste donne non è un obbligo, sia chiaro, ma sarebbe importante conoscere il perché, soprattutto a livello internazionale, c’è un piccolo, silenzioso faro puntato sul rapporto tra imprenditoria digitale e mondo femminile.

Pare infatti che le aziende dirette da donne siano più redditizie del 35% e assicurino ai loro azionisti il 34% in più degli utili; non solo: secondo uno studio recente, se la presenza femminile nel mondo imprenditoriale digitale fosse pari a quella maschile, il PIL europeo salirebbe di circa 9 miliardi di euro l’anno.

Ora la domanda è: perchè? E soprattutto: per quale arcano motivo, nonostante previsioni così rosee, rimaniamo ancora a discutere di come potrebbe essere più bello il mondo se ci fossero le donne nei posti giusti, mentre in realtà la questione rimane sempre poco meno di una pallida utopia?!?

Qualcuno sostiene che le donne non siano ancora abbastanza attirate dalle carriere tecnologiche; io vorrei sapere invece chi ha inventato il gap digitale sessista. Perché non stiamo parlando di fare le camioniste o le gommiste (carriera quest’ultima peraltro da me sperimentata). Forse sarebbe ora di smetterla di presentare certi percorsi di studio e certe professioni con connotazioni  di genere sterili, quanto statisticamente ed economicamente inutili.

In ogni caso rimane aperta una domanda: perchè le donne nell’industria tecnologica regalano previsioni d’eccellenza? (Come accade poi anche in altri ambiti). Per quale arcano motivo nonostante secoli di cervello inferiore siamo improvvisamente diventate la risorsa del futuro?!?

Le risposte non le ho. Però so che chi le possiede ne intravede due aspetti: uno sociale e uno pseudo-scientifico. Perché le nostre “quinte di palco” che durano da secoli derivano da un pensiero comune e collettivo; la nostra entrata in scena idem; ma la nostra presunta e inaspettata superiorità intellettuale deve avere necessariamente una spiegazione evolutiva. Oppure no. Oppure non c’è stata alcuna evoluzione, siamo sempre state così. Ma nessuno se n’è mai accorto. O non se n’è voluto accorgere. Oppure ancora lo hanno sempre saputo tutti, il che sarebbe ancora più grave.

Ecco quale palco stiamo calcando: quello del teatro dell’assurdo. Non so per quale motivo, ma ogni volta che si fanno riflessioni sul rapporto tra le donne e il mondo del lavoro si passa necessariamente attraverso questioni sociali così infime, da diventare quasi ridicole.

Ok la smetto. Il mio volo pindarico del mattino si conclude qui. Anche perchè forse così rischio soltanto di alimentare spirali assolutamente inutili. Evolvetevi senza le mie elucubrazioni mentali. Sicuramente vi riuscirà meglio.

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