Le ultime cifre Istat sulla condizione del lavoro in Italia disegnano un quadro abbastanza preoccupante: nel 2010 si sono persi 196.000 posti di lavoro. I lavoratori irregolari, vale a dire coloro che non rispettano le normative, sono 2.548.000, cioè il 10,3 per cento del totale.

In Italia, insomma, un lavoratore su dieci è irregolare in materia fiscale-contributiva: è in nero o poco ci manca. Se si aggiunge il fenomeno sempre più diffuso della precarietà, ci si rende conto di quanto la crescita economica in questo paese sia al momento difficile da immaginare.

Percentuale, quella dei lavoratori irregolari, che tra l’altro cresce nel lavoro dipendente (ben 446.000), anche se in quello privato si registrano i record: in alcuni settori, come ad esempio la cura alla persona (si pensi alle badanti), raggiunge il 50 per cento. La statistica, in realtà, è peggiorata a causa dei posti di lavoro persi: quei 200mila di meno pesano sulle statistiche.

Per il resto emerge l’Italia che conosciamo: agricoltura, commercio, intermediazioni immobiliari, soffrono di una presenza di sommerso ormai cronica, che rasenta la metà della ricchezza nazionale.

Come sottolinea l’istituto di ricerca, nel 2010 è peggiorata la forbice tra domanda e offerta secondo una logica che il Sole24Ore definisce “schizofrenica”: aumenta la disoccupazione giovanile – ormai quasi al 30 per cento – e nello stesso tempo aumentano i posti vacanti, nell’industria e nei servizi, che le imprese non sanno come colmare: ogni anno questo rapporto peggiora dello 0,1 per cento.

Fonte: Istat