Uno su tre percorre dai dieci ai trenta chilometri, e uno su cinque supera i cento chilometri tra andata e ritorno. Sono i pendolari, la categoria di lavoratori che ogni giorno deve coprire una bella distanza tra la propria casa e l’ufficio.

Le statistiche emerse dal sondaggio di InfoJobs.it parlano di una media di 28 chilometri quotidiani, che fanno 5.856 all’anno: la stessa distanza che ci separa dall’isola di Zanzibar. La qualità della vita, però, non è la stessa.

Tra stress, individuali e di coppia, pericoli e costi degli spostamenti, il pendolarismo non è molto apprezzato da chi lo fa, tanto che il 37,86% degli intervistati dichiara di essere disposto a valutare l’offerta di un posto più vicino a casa, anche a scapito del guadagno.

Più di un terzo dei pendolari dice di non esere pronto a questo tipo di scelta – generalmente perché il lavoro è ben pagato e oggi non si lascia un impiego tanto alla leggera – ma il 25% cambierebbe sede di lavoro persino rinunciando a qualche benefit, dato che verrebbero recuperati con il risparmio della benzina e soprattutto di tempo.

Dal sondaggio emerge anche tutta la difficoltà di gestire il proprio lavoro: i mezzi pubblici sono fondamentali per poco più di un quarto di loro, e spesso si generano ritardi e incomprensioni con colleghi e datori, mentre l’auto la fa ancora da padrona con il 29,5%, che arriva alla metà degli intervistati se si considera l’utilizzo di mezzi privati e pubblici insieme.

Molti degli intervistati hanno ammesso di non aver mai calcolato gli effetti dell’essere pendolari, avendo semplicemente considerato la posizione lavorativa: da questo punto di vista risulta determinante la qualità di strutture, infrastrutture, servizi.

Se anche in Italia avessimo investimenti in trasporti pubblici e servizi come gli asili nido aziendali, la vita dei pendolari – in particolare delle pendolari – sarebbe senz’altro meno gravosa.

Fonte: InfoJobs