Un tempo a svolgere un lavoro era solo l’uomo, mentre la donna si occupava della casa. Oggi il sesso debole non solo si è riscattato, ma si sta lentamente appropriando di alcuni mestieri fino a poco fa considerati un’esclusiva tutta maschile.

Soprattutto se si tratta di artigianato. Il panorama del lavoro in Italia segna quasi 2400 fabbri donna, 1800 camioniste, 1130 tappezziere, 700 carrozziere, 400 elettriciste, 300 calzolaie e altrettanti falegnami, più 140 idraulici in gonnella: sono i numeri di una ricerca condotta dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza su dati del Registro Imprese.

Un segno bello potente fatto con l’evidenziatore rosa sulla pagina del lavoro italiano, dove il confine tra maschile e femminile si assottiglia sempre di più. Oggi per trovare un’occupazione quello che conta è la capacità di svolgere una professione, soprattutto se pratica e artigianale: uomo e donna, quindi, si fanno sempre più concorrenza anche in settori un tempo impensabili.

Tutto sta nel mostrarsi un’alternativa credibile alla tradizionale figura maschile che gira di casa in casa a riparare tubi e impianti elettrici, oppure che ha la sua bottega in cui sistema le scarpe degli altri. Il lavoro si fa sempre più rosa, e non solo l’artigianato. La professional developer manager Paola Conti ha provato a spiegare il perché di questo fenomeno. A suo dire, dovendosi destreggiare ogni giorno tra lavoro, famiglia e impegni personali, la donna è più allenata, più preparata a gestire e organizzare anche l’attività professionale.

«Premesso che il mondo della tecnologia rimane una riserva maschile in cui il leone detiene ancora lo scettro, la leonessa lo tallona da vicino, dimostrando di avere tutte le carte in regola per condividere il trono. In un’attività come la mia, le capacità tutte femminili di avere una visione allargata e un approccio più ampio con cui affrontare le diverse problematiche sono preziose.»

Una mente più aperta, l’elevata capacità di risolvere i problemi e di portare avanti più mansioni contemporaneamente sarebbero quindi le carte vincenti per il mondo rosa. A queste si aggiunge l’innato intuito femminile, ma anche una buona dose di determinazione e tenacia, che senza dubbio sono fondamentali per svolgere un lavoro che richiede spesso una certa prestanza fisica.

Ciò non toglie che le donne devono comunque fare i conti con la naturalità di certi limiti fisici. Le mansioni che richiedono muscoli d’acciaio restano appannaggio dell’uomo, mentre laddove occorrono più cura, mente e concentrazione la donna riesce a eccellere. Questo dimostra che in fin dei conti non c’è nessuna battaglia in corso, e che nel lavoro quello che conta è trovare il giusto mezzo tra i diversi potenziali espressi dai due sessi.

Fonte: Repubblica, ManagerOnline