Più meritocrazia e meno favoritismi sul lavoro: nelle stesse ore convulse del nascente governo Monti, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano esprimeva il suo parere mettendo al bando la pratica delle raccomandazioni ed esortando sistemi di assunzione trasparenti.

Nel corso dell’incontro al Quirinale con i “Nuovi cittadini italiani”, il capo dello Stato ha toccato il tema lavoro riferendosi alle comunità di immigrati che vivono nella penisola, definiti linfa vitale per l’Italia, senza il cui apporto il fardello del debito pubblico diventerebbe più difficile da sostenere.

È la cosiddetta “generazione Balotelli” (dal famoso calciatore della Nazionale di origini ghanesi e diventato italiano al compimento del diciottesimo anno) che sta a cuore del Presidente, il quale non ha lesinato nel criticare la classe politica di questi anni per non aver risolto il problema burocratico legato alla cittadinanza, che pareva superata già due anni fa con una proposta di legge in Parlamento, poi sepolta. Un peccato, perché molti di questi ragazzi sono italiani a tutti gli effetti, a cui manca solo una formalità. Che però è anche un segno di riconoscenza per la condivisione dei valori e delle fatiche dello stare assieme.

«I figli di immigrati nati in Italia sono oltre mezzo milione, quelli che studiano nelle nostre scuole sono 700 mila. Senza di loro l’Italia sarebbe più vecchia, avrebbe meno potenzialità di sviluppo. Sono convinto che i bambini e i ragazzi venuti con l’immigrazione facciano parte integrante dell’Italia di oggi e di domani: chi non capisce la portata del fenomeno migratorio e quanto servano gli immigrati all’Italia non sa guardare alla realtà e al futuro.»

Sulla questione del diritto di cittadinanza e sulle potenzialità sociali ed economiche è un corso una campagna, “L’Italia sono anch’io” che sembra fatta apposta per approfondire l’argomento e sta raccogliendo firme per due leggi di iniziativa popolare. Ma il discorso di Napolitano non si è fermato qui. Perché parlando di giovani il Presidente si è anche concentrato sul cosiddetto “ascensore sociale“, che permette a chi ha merito di guadagnare posizioni. Dunque bisogna bandire le strade facili:

«L’Italia deve diventare il più rapidamente possibile un Paese aperto ai giovani, deve offrire opportunità non viziate da favoritismi e creare per il lavoro sistemi di assunzione trasparenti che smentiscano la convinzione che le raccomandazioni servano più dell’impegno personale.»

Fonte: Quirinale.it; L’Italia sono anch’io