Il lavoro ha moltissime caratteristiche comuni al matrimonio. Questa è l’analisi che arriva dagli Stati Uniti da parte di Marion Crain, esperta di diritto del lavoro e docente presso la Washington University di St. Louis.

Secondo Marion Crain, le similitudini emotive tra lavoro e matrimonio sono molteplici: di conseguenza il lavoro dovrebbe essere regolato alla stessa maniera del matrimonio e, così, in egual misura, tutelato.

La Crain, in particolare, afferma che matrimonio e lavoro condividono il coinvolgimento emotivo, l’interdipendenza economica, l’aspettativa di una lunga vita assieme. Quando due persone si sposano, lo fanno perché si amano e vorrebbero passare il resto della loro esistenza insieme; allo stesso tempo, il matrimonio comporta l’unione di due economie e anche su questo fattore strettamente finanziario si basa il rapporto tra i coniugi.

Col lavoro, in teoria, sarebbe lo stesso: si svolge un lavoro perché lo si ama; inoltre, quando si inizia una professione, si spera che la carriera possa essere lunga e articolata, in continua crescita. La cosa, ovviamente, comporta un ritorno di tipo economico: il lavoratore riceve lo stipendio, il datore di lavoro usufruisce del servizio del proprio dipendente.

L’aspetto sottolineato da Marion Crain è molto interessante in un periodo in cui la disoccupazione è alle stelle e la maggior parte dei contratti sono a tempo determinato. Secondo il ragionamento della Crain, due sposi vorrebbero mantenere in vita il matrimonio più a lungo possibile; se divorziano è solo perché entrambi lo decidono e pensano che sia il momento di cambiare e intraprendere una nuova strada. Col lavoro, almeno ora, non avviene la stessa cosa: i contratti a breve termine impediscono di portare avanti progetti sul lungo periodo; inoltre, la scelta di lasciare il lavoro non sempre parte dal lavoratore che, spesso, in periodo di crisi, non ha molte altre chance di lavoro.

Fonte: Yahoo! News