Per il lavoro femminile i figli rappresentano ancora un ostacolo. Una realtà dura da accettare ma, purtroppo, del tutto vera. Il 37 per cento delle madri abbandona il proprio impiego se in casa ci sono bambini di età inferiore agli otto anni.

Il lavoro femminile entra in crisi, quindi, soprattutto a causa della carenza di servizi dedicati alla prima infanzia e alle difficoltà nel conciliazione tra lavoro e famiglia. Va meglio per le donne che hanno un impiego part time, ma coloro che sono occupate full time lamentano poco tempo da dedicare ai figli.

Questo è quanto emerge dal report Istat incentrato sulla conciliazione tra lavoro e famiglia, attraverso il quale si apprende che se nelle regioni del Nord Italia le donne che lavorano sono il 68,8 per cento, al Sud la percentuale è quasi dimezzata.

A questi dati si aggiungono le altre allarmanti cifre che arrivano dalle indagini condotte dall’Ispettorato del Lavoro, che ci informano sui tanti casi di discriminazione che colpiscono il lavoro femminile. In ogni caso, secondo l’Istat sono quasi sempre le donne ad abbandonare il proprio impiego, anche se temporaneamente, dopo la nascita di un figlio, mentre usufruisce del congedo parentale solo il 6 per cento degli uomini.

Dall’indagine Istat, tuttavia, emerge un altro aspetto interessante che riguarda la soddisfazione personale delle varie categorie dei lavoratori: se i manager di entrambi i sessi lamentano infatti di non riuscire a passare abbastanza tempo con la famiglia, ammettendo di essere disposti a sacrificare parte dei guadagni per qualche ora al giorno in più da dedicare ai figli, sono gli operai a desiderare esattamente il contrario, vale a dire più impegni sul lavoro e quindi più guadagni.

Anche in questo caso, tuttavia, si tratta di un sacrificio che andrebbe a beneficio della famiglia.