Da sempre, ma soprattutto negli ultimi tempi, pare che stia facendo tendenza una cattivissima abitudine, ovvero quella di richiedere prestazioni lavorative “aggratis”.

Certo non siamo nuovi a questo tipo di perversione sociale, peraltro in netto contrasto coi principi fondanti, in teoria, della nostra Repubblica. Ma pare che questa perversione sociale, perché di perversione si tratta, abbia trovato terreno fertile in questo periodo di crisi. Lungi dal voler negare la fantomatica crisi in cui stiamo sguazzando ormai da parecchio tempo, mi pare che la si stia utilizzando per sfruttare, in modi sicuramente fantasiosi, il lavoro altrui.

Esistono varie forme di sfruttamento brutalmente legiferate: contratti da apprendistato, tirocinio, stage, blablabla. Insomma, barbatrucchi furbamente legalizzati per sfruttare ragazzi che si sono affacciati sul mondo del lavoro carichi di speranze e che, abbagliati dal miraggio di esperienze lavorative che “fanno curriculum”, finiscono in un tunnel di stage non pagati o pagati per finta dal quale pare non esserci uscita. Uscire dal tunnel degli stage oggi  è quasi peggio che uscire dal tunnel dell’eroina.

Tempo fa fece scalpore un tweet di Federico Pizzarotti, sindaco di Parma del Movimento 5 Stelle, che cercava “uno sviluppatore o un gruppo di sviluppatori” per un lavoro entusiasmante , il tutto “ovviamente in modo gratuito :)”.

Ovviamente. Ovviamente perché sarà mica una pretesa sensata quella di voler essere pagati per il proprio lavoro! Ovviamente perché dovrebbe riempire l’animo di orgoglio il fatto di lavorare per dare lustro al glorioso M5S.  Ovviamente perché l’importante è “avere visibilità”, mica mangiare.

Quando poi la prestazione lavorativa viene declinata in campo artistico/creativo, allora pare ancora più scontato che debba essere fatta aggratis. Tanto sarà mica un lavoro zampettare o parlare su un palco, attorcigliarsi su nastri appesi al soffitto, suonare o cantare, scribacchiare su un foglio, disegnare o inventare storie. Insomma, vuoi mettere col lavoro che fa un impiegato, un operaio, un avvocato, un medico? Mica vorrai essere pagato? In fondo per te è un divertimento…

Ma chi ha un “lavoro serio”, che fa quando vuol divertirsi? Va a fare un giro in banca? Si mette in fila alle poste?Legge i bollettini meteo? Lavoro in cambio di visibilità.

Ormai sono condizionata, come il cane di Pavlov. Ogni volta che sento o leggo la parola “visibilità” comincio a sbavare. Ma non è acquolina la mia bava, non è la bava di una cane affamato ma quella di un cane rabbioso pronto a sbranare chiunque abbia pronunciato o scritto la parola “visibilità” vicino alla parola “lavoro”.

Fosse una moneta di scambio utilizzabile la accetterei, questa benedetta visibilità, ma la A2a, purtroppo, non accetta visibilità in cambio di energia. Il lavoro va pagato, con contanti, assegni o bonifici. Anche quello dei giullari di corte. Il pane e le rose.

L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, non sulla visibilità.

photo credit: Vectorportal via photopin cc