Donne, che effetto vi fa sapere che la presenza femminile nella politica (quote rosa) in Italia è al pari della Cina, Paese notoriamente restrittivo, ovvero soffocata al 51° posto su piano mondiale?

Sicuramente questa condizione non suscita entusiasmo, tantomeno alimenta le speranze nel futuro.

Il Censis decreta addirittura che al vertice degli organi lavorativi c’è solo il 12% delle donne e che, come se ciò non bastasse, il dato è in discesa rispetto al 2006 (anno in cui si arrivava al 14%).

Senza dimenticare che le donne nel lavoro, presenti al 44% (bene) sono in realtà relegate a ruoli basilari (male), gratuitamente.

Come mai? Ci sono dati oggettivi che non possono in alcun modo giustificare la situazione di stallo e d’inferiorità femminile sul lavoro.

In professioni come l’architetto, il chimico o l’avvocato, la realizzazione professionale femminile è numericamente influente, ma solo nel 7% dei casi, in questi ambiti, c’è una donna alla dirigenza.

E con gli altri mestieri? La professione di infermiera, un po’ stereotipata nelle menti di ognuno anche per motivi storici (le donne hanno spesso prestato il loro operato in questo settore), rimane ancora nettamente femminile (su 359954 iscritti all’ordine, più della metà sono donne) ma le “cape” sono poco più del 42%.

E la domanda è: come mai ci sono così tante donne, ma la percentuale tra vertici e basi non è ben distribuita (come invece succede tra gli uomini)? È una problema (grosso, sottolineamolo) solo italiano o si avverte anche in altri Paesi? Cosa si deve fare per raggungere la par-condicio?