Costeggi uno dei ristoranti più costosi della zona, robuste donne in paillettes abbracciano e sbaciucchiano un ragazzo, brut e tartine con caviale da banco frigo sullo sfondo, mamma e papà orgogliosi guardano il figlio come a contendersi la fetta di maggioranza della genitorialità. Cosa sta accadendo?

Laurea? Non può essere, il ragazzo, seppur giovane, ha qualche capello bianco.

Matrimonio? Impossibile, non sarebbe così felice.

Vincita al Superenalotto? No, di più!

È  stato assunto a tempo indeterminato.

Se c’è una cosa in cui non siamo secondi a nessuno, modestamente, è il trend crescente di disoccupati. Tocca trasversalmente giovani (40%), padri di famiglia (12%) e chi è a un passo dalla pensione. Ottenere un contratto di lavoro è diventato così raro che i miracolati vengono omaggiati come i sopravvissuti di ritorno dal fronte combattente: gente in lacrime che urla “È mio figlio!!”, fidanzate che finalmente possono sperare in una proposta di matrimonio e banche vicino casa che si sfregano le mani in attesa della classica richiesta di un mutuo trentennale. Questa è la fine di un percorso lunghissimo però, chi si snoda tra le offerte e decine di colloqui sa come va. È l’era in cui si preferisce il calcio in culo del potente al bacio della fortuna. 

Muoversi alla ricerca del lavoro che fa per te è come lanciarsi da un elicottero su un’isola di cannibali: non sopravvivi, e se sopravvivi finirai comunque divorato.

Le richieste di figure professionali sono diventate sempre più precise

“Contratto a progetto: cercasi un impiegato nel settore amministrativo che conosca i programmi 1,2,3 e 4; che sia giovane e motivato; con 2 anni di esperienza; conoscenza della lingua inglese ottima, francese preferibile, cinese mandarino è un plus; nato nei giorni dei solstizio d’estate; intollerante al lattosio; amante dei balli caraibici ma critico nei confronti del regime cubano;  capelli preferibilmente ricci“.

Per non parlare degli annunci che spacciano la merda per cioccolata:

“Sei un amante delle relazioni umane, degli ambienti multiculturali e l’ambizione è la tua arma vincente? Sei quello che cerchiamo!”

Traduzione: “Vuoi lavorare con altri emigrati in un stanza di 10mq per 100 euro a settimana ma con la promessa di tanta gloria in cambio e una calorosa stretta di mano?”

“Sei una persona motivata, con un occhio al dettaglio e tanta voglia di imparare? No alla mentalità 9-5”

Trad: “Ti piace lavorare fino a notte fonda con la speranza di avere un’esperienza spendibile sul cv? A proposito, il dettaglio su cui mantenere l’occhio riguarda la paga”.

“Cercasi figura esperta in management, problem solving, self marketing e flexibily philosophy”

Trad: “Suona fico in inglese ma ti stiamo solo passando la vaselina. Dopo aver firmato il contratto capirai di aver accettato un posto come centralinista dalle 2 alle 8 del mattino per fare assistenza ai clienti di una compagnia telefonica indiana”.

“Ottimo stipendio per giovane talentuoso con conoscenza di almeno 2 lingue europee, laureato con ottimi voti, open minded e attratto dalle sfide”.

Trad: “L’unica vera sfida è arrivare a fine mese con un contratto a provvigione per la vendita di merletti al telefono. Le lingue e la laurea non serviranno a nulla ma fanno sempre una gran figura”.

Ci caschi. Invii il curriculum e ti selezionano per la prima fase: il colloquio telefonico. Tu magari stai disincrostando il lavandino e suona il cellulare, il cervello passa dalla modalità “Bastardo, abbandona la mia rubinetteria per sempre!” a “Ma salve, certo che conosco la Vostra azienda, è un piacere avere l’opportunità di rispondere alle Vostre domande”.  Poi parte la solita manfrina:

“Perché vuole lavorare per noi? Quali sono le sue migliori caratteristiche? Come ci ha scelto? Perché dovremmo scegliere lei e non un altro candidato?”

La risposta è sempre e solo una: “Voglio i soldi”. Ed è qui che la fantasia ti viene in aiuto, trasformare queste 3 parole in un discorso articolato di almeno 20 botta e risposta è qualcosa di eccezionale. Alla fine, se proprio non volete assumerci come contabili, prendeteci come creativi.

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