Cresce l’occupazione femminile in Italia, ma a quanto pare ciò avviene in modo disomogeneo tra nord e sud.

A fronte di un incremento di quasi due milioni di donne dal 1993 al 2009,infatti, solo il 12% di queste (ovvero solo 218 mila donne) hanno trovato un impiego nel meridione.

I dati dell’Istat che mettono in evidenza questa triste realtà, fanno capire come che questo squilibrio nel mercato del lavoro delle donne debba essere messo all’ordine del giorno, inclusa la questione delle lavortrici delle Isole.

Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell’Istat, ha di recente messo in luce il preoccupante date emerso sull’occupazione. Oltre al fatto che il tasso occupazionale rosa, in Italia, si riconferma tra i più bassi d’Europa, la parte più significativa di questo è concentrata al centro e nord Italia.

Le dichiarazioni sono supportate dai numeri: 46,1% il tasso occupazionale femminile in Italia (inferiore di 12 punti a quello medio Europeo), 30,8% di donne lavoratrici al sud, 55,6% al centro e 56,9% al nord.

Nello scorso anno, il calo del contributo femminile nel lavoro ha interessato diverse figure, dalle dipendenti alle libere professioniste, passando per le part-time. Questo dato si riflette anche sul contributo familiare che le donne italiane possono apportare alla famiglia, con relative conseguenza psicologiche e con il conseguenziale consolidamento della figura dell’uomo come fondamentale al sostentamento della famiglia.

L’unico dato che accomuna uomini e donne è che la crisi economica ha colpito ambosessi. Però, se si prendono in considerazione i licenziamenti, emerge nelle aziende un inasprimento verso le donne (calo del -10%).