Una forma moderna di occupazione, che risponde ai requisiti del mercato e che può dare soddisfazioni. Da sempre il lavoro part time è un tipo di contratto associato alle donne, perché quello che meglio si adatta alle molteplici esigenze di chi ha anche una famiglia, dei figli, anche se ormai ci sono paesi in Europa dove questa separazione è caduta. L’Eurozona è sempre più part time: e l’Italia?

Il Belpaese, con il 14,3 per cento di lavoratori part time sul totale, resta nelle parti basse della classifica, compresa l’ultima, quella di Eurofond, che ha svelato come in paesi come Olanda e Germania questo contratto riguarda profili manageriali e una percentuale delle popolazione attiva vicina alla metà del totale.

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In Italia, peraltro, il part time resta una prerogativa quasi completamente femminile: il 30 per cento rispetto al 6 per cento degli uomini. Mediamente, invece, in Europa è un contratto quattro volte più diffuso tra le donne, con forti disparità: nei paesi scandinavi, le percentuali sono all’incirca 15% contro 40%, in Germania si arriva a 10% contro 45%, in Olanda tre donne su quattro lavorano part time, ma anche un uomo su quattro.

Basta dare un’occhiata alla tabella riassuntiva dei dati di questo sondaggio per scoprire la sua eccezionale espansione: negli ultimi dieci anni è cresciuto del 3 per cento nella media europea.

Nel Regno Unito, in Danimarca, in Francia, paesi che hanno creduto nel part time già molti anni fa, la crescita è stata ovviamente più lenta, ma andando a coprire settori prima esclusi, perché questo tipo di contratto si sta rivelando il migliore per coinvolgere chi altrimenti rischia di non entrare più nel mondo del lavoro: precariato intellettuale, cassintegrati, disoccupati di età avanzata.

Gli autori della ricerca hanno naturalmente delle spiegazioni sulle differenze visibili nei 27 paesi: servizi per l’infanzia, orari, salari, possono rendere il part time un lavoro bellissimo oppure poco qualificante.

Infatti, il lavoro a tempo parziale ha ancora delle note negative. I sondaggi mostrano come i lavoratori impegnati in questo contratto abbiano la sensazione di avere meno chance di avanzamento, per non parlare dei problemi legati alla retribuzione minima, alla formazione.

Le conclusioni del documento sottolineano come compito della politica sarà quello di migliorare le condizioni generali del part time, visto anche come strumento di parità delle donne in ruoli strategici.