Lavoro part-time o full-time? È la scelta di fronte a cui si trovano molte mamme lavoratrici, sempre più divise tra il bisogno di lavorare e quello di poter dedicare il maggior tempo possibile ai propri figli.

La scelta di fare un lavoro part-time riguarda molte donne, impegnate a tempo pieno nella professione e come mamme: in un periodo di forte crisi economica, in cui è indispensabile lavorare e allo stesso tempo fare economia sulle spese familiari, per una donna diventa vitale fare la mossa giusta.

Il lavoro part-time sembrerebbe l’orientamento della maggior parte delle mamme. A fronte di una riduzione delle ore di lavoro, infatti, vi sarebbe la possibilità di potersi dedicare maggiormente ai propri figli.

Ma cosa sacrificano le madri che decidono di lavorare part-time? Per quanto il “mestiere” di mamma sia sempre quello a cui non si rinuncia mai, è pur vero che le donne che scelgono di lavorare part-time devono privarsi di molti aspetti allettanti della propria carriera.

In primo luogo lo stipendio si dimezza. Se è vero che, rimanendo a casa, ci si può occupare dei figli ed evitare di appoggiarsi alle baby sitter, è anche vero che con uno stipendio dimezzato si contribuisce meno all’economia della famiglia, cosa per nulla auspicabile in tempo di crisi.

In secondo luogo, il part-time rischia di mettere “fuori dai giochi” la mamma lavoratrice. Di qualsiasi lavoro si tratti, dal più concettuale a quello più meccanico, si tende sempre a escludere dalla carriera e da eventuali miglioramenti lavorativi chi è poco presente sul posto di lavoro.

Non si tratta di dati confortanti: la carriera di una donna madre che ha speso molte energie sul lavoro non viene tutelata, qualora si scegliesse il part time. La mancanza di tutela del lavoro femminile proviene da numerosi difetti a livello sociale e culturale. Una donna che è anche madre viene penalizzata sul lavoro da una serie di servizi inesistenti e la cui presenza migliorerebbe la qualità di vita dell’intera comunità.

Ad esempio sarebbe opportuno garantire la presenza di asili nido e altre strutture scolastiche all’interno degli stessi posti di lavoro; ideale sarebbe un sistema legislativo che protegga la carriera di una lavoratrice senza rischiare il declassamento dovuto alla maternità.

Molte donne, per ovviare al problema e conciliare lavoro e famiglia, scelgono il full-time in telelavoro, in modo da non perdere nulla: tuttavia, in questo caso, ci si assicura lo stipendio integro e la cura della famiglia, ma i rapporti di lavoro ne risentono. Infine, dovrebbero essere equiparate maternità e paternità, cosa che in Italia è realizzata solo in parte, al contrario di quanto avviene invece nel Nord Europa.

Qualora si scelga di lavorare part-time, è meglio seguire alcune piccole regole, redatte dall’associazione americana “9to5” che si occupa di tutelare le mamme sul lavoro.

In primo luogo, è bene capire quali siano i propri bisogni e le proprie necessità. Pensare, senza dar peso agli altri, cosa è meglio per la propria famiglia, se scegliere il part-time o il full-time. In secondo luogo, si deve comprendere che non si può fare tutto da sole, ma cercare supporto nei parenti quando il lavoro, anche se part-time, impegna più del dovuto.

La presidente dell’associazione 9to5 consiglia, prima di decidere di avere un figlio, di sistemarsi il più possibile all’interno di un’azienda che preveda un incremento dei profitti nel tempo, nonché un’adeguata tutela dei diritti sul lavoro. Infine, anche se si decide per il part-time, non bisogna allontanarsi mai dall’ambiente di lavoro e cercare sempre di mantenere i rapporti, anche amichevoli, con i colleghi e i capi.

Se la situazione dovesse farsi difficile, è sempre bene rivolgersi ad associazioni di tutela delle donne che garantiscano assistenza legale.

Fonte: Monster