Gangster e Proibizionismo tornano sul grande schermo con Lawless, nuova pellicola diretta da John Hillcoat e presentata nella Sezione Ufficiale dell’ultima edizione del Festival di Cannes. Violenza e western, whiskey e armi a tutto spiano s’intrecciano ne “La contea più Fradicia del Mondo”, così come l’ha chiamata nel suo romanzo Matt Bondurant, una storia vera adattata per il grande schermo dal cantautore Nick Cave.

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Per Lawless è sceso in campo un cast di stelle: da Shia LaBoeuf a Tom Hardy, Da Guy Pearce a Gary Oldman fino a Jason Clarke per quanto riguarda il lato maschile di gangster e corrotti uomini di legge. Le donzelle, che ben poco hanno di debole nonostante l’epoca e i ruoli su di loro cuciti, sono invece rappresentata da Jessica Chastain e dalla giovane ma ormai affermata Mia Wasikowska.

In pieno Proibizionismo, anno 1929, i fratelli Bondurant sono tra i più importanti produttori di alcol della contea di Franklin, in Virginia; ovviamente non c’è nulla di legale nel lavoro di Forrest (Hardy), il più grande e decisamente di poche parole, il picchiatore Howard (Clarke) e il mingherlino ma intraprendente Jack (LaBoeuf). Nonostante l’epoca, tutto sembra filare liscio: sarà l’arrivo di Charlie Rakes (Pearce), agente mandato direttamente dalla città, a mettere nei guai i tre che dovranno dividersi tra il grande impero alcolico che c’è tra le loro mani e l’amore di due donne completamente diverse tra loro.

Violento quanto basta, Lawless riesce a rappresentare in maniera cruda quanto realistica le difficoltà di una delle epoche recenti più nere, fatta di morti ammazzati e sparatorie senza confini. A fare da contraltare a tanta cattiveria c’è però il rapporto ta i fratelli Bondurant, un terzetto talmente eterogeneo quanto credibile interpretato da un trio d’attori che riesce a fondersi perfettamente in un’unica figura capace di dipanarsi per tutta la durata del film.

Sebbene non sia una pellicola per stomaci deboli, l’ultima fatica di Hillcoat mette in campo alcuni dei nomi più convincenti di Hollywood, capitanati da un Guy Pearce perfido al punto giusto per farsi odiare fin dalla prima inquadratura, per un prodotto interessante e valido; un mix sapiente di drammaticità e crudeltà, violenza e romanticismo che di certo riesce a riportare il fascino del mondo campagnolo tra gli anni Venti e i Trenta sotto gli occhi degli appassionati e non solo, per un prodotto che non riesce a scontentare nonostante alcune evidenti lungaggini che nulla aggiungono a una trama concitata e coinvolgente.