I nomi di Rihanna e Michelle Obama appaiono di nuovo uno accanto all’altro nella stessa notizia. Stavolta non c’entra il comune taglio di capelli, ma il riconoscimento, per entrambe, di donne dell’anno 2009.

Si è svolto il 9 novembre a New York, nella sala da concerti più famosa del mondo, il Carnegie Hall, il gala con cui il magazine Glamour US, sponsorizzato da L’Oreal, assegna da venti anni il riconoscimento di Women of the Year alle donne che si sono distinte per il loro contributo nei settori dell’intrattenimento, degli affari, dello sport, della moda, della scienza e della politica.

Michelle Obama, grande esempio al femminile e grande comunicatrice, è stata scelta perché

ha dimostrato il suo impegno nell’aiutare le future generazioni di ragazze ad allargare i propri orizzonti fornendo loro le informazioni e l’ispirazione per immaginarsi leader di domani.

Rihanna, a soli 21 anni, conquista il titolo, oltre che per essere una grande artista del pop, per aver avuto il coraggio di denunciare la violenta aggressione da parte dell’ex, il cantante Chris Brown, invitando altre donne che vivono privatamente e silenziosamente episodi di violenze a seguire il suo esempio.

Svelate quindi le donne dell’anno per i settori affari e musica, ci sono altre dieci donne che hanno ricevuto lo stesso riconoscimento, e che spesso vengono solo menzionate in una lista in fondo agli articoli (perché magari si dà più spazio alla descrizione di un abito indossato durante il gala che lascia intravedere un seno), che invece meritano la stessa visibilità. Non fosse altro che per il loro impegno nel sociale.

Partiamo dallo sport, con Serena Williams, campionessa di tennis che, dopo aver creato una fondazione che porta il suo nome, ha offerto borse di studio alle studentesse dei college americani e ha aperto una scuola superiore in Kenya.

Non poteva mancare una esponente del settore moda. La stilista Stella McCartney, figlia di Paul, è stata premiata, oltre che per i suoi modelli, anche per il suo amore per gli animali e l’impegno nella tutela dei loro diritti: da anni è vegetariana e si rifiuta di usare cuoio e pellicce per le sue creazioni.

Una vera standing ovation, durante la serata di gala, è stata riservata a Maya Angelou, poetessa, scrittrice, educatrice e attivista per i diritti civili, che, in tutta la sua bellezza di ottantunenne, ha definito le donne “arcobaleni tra le nuvole”.

Jane Aronson, invece, è la pediatra “con il cuore grande quanto il Texas”, premiata per il suo impegno nel terzo mondo, per migliorare le condizioni dei bambini orfani, per i quali ha dato vita alla “Worldwide Orphans Foundation”. Durante la premiazione, è arrivato un gruppo di “suoi” bambini, ora adottati da famiglie americane, che l’hanno fatta commuovere al punto da esclamare che nessuno mai le aveva organizzato una festa a sorpresa.

Maria Shriver, moglie del governatore della California Arnold Schwarzenegger e figlia di Eunice, a sua volta sorella di J.F.Kennedy, è stata premiata per il suo lavoro di giornalista, mezzobusto della NBC, reporter e, soprattutto, per aver realizzato nel 2009 un documentario sull’Alzheimer, malattia che ha colpito suo padre.

Restando nel mondo del giornalismo, un premio speciale è stato assegnato anche a Lisa Ling e Euna Lee, le giornaliste di Current TV imprigionate nel Nord Corea e liberate dopo 140 giorni di prigionia.

Per la sua energia e una simpatia che buca lo schermo, il riconoscimento è arrivato anche per Amy Poehler, attrice statunitense di 38 anni, secondo molti, compresi gli organizzatori del gala, sottovalutata.

Altra menzione apprezzabile e che si commenta da sola è per Susan Rice, ambasciatrice USA alle Nazioni Unite.

Marissa Mayer, last but not least, chiude la rosa, premiata come donna Google, ossia manager femminile che ha contribuito a rendere Google il motore di ricerca leader nel mondo.

La serata è stata un’importante occasione di visibilità anche per le attiviste della “One million Signatures Campaign“, le donne iraniane che dal 2006 si battono contro le discriminazioni di genere e per ottenere pari diritti nella loro terra, e stanno raccogliendo un milione di firme per poter presentare una petizione al loro governo.

Tralasciando tutti i discorsi sulla mondanità dell’evento e sul ritorno pubblicitario per il magazine e per L’Oreal, questa volta va riconosciuto che sono emerse dodici personalità di donne, eccellenti nella loro professione, e in più attente e attive nelle tematiche ambientali e sociali del nostro tempo, che rappresentano il variegato mondo femminile: bianche e nere, giovani e mature, artiste e scienziate, giornaliste e politiche. Potrebbero dare vita a un calendario di grande appeal e di grande femminilità e bellezza, senza che nessuna compaia in costume da bagno.

Peccato che non ci sia nemmeno un’italiana. Possiamo però provare noi a buttare giù una lista di donne italiane dell’anno 2009. Chi scegliereste e perché?