Dopo due anni dalla sua ultima fatica, {#Oliver Stone} torna sul grande schermo con {#Le Belve}, pellicola dai toni thriller con cui affronta uno degli argomenti più scottanti e spinosi al giorno d’oggi, ovvero quello della piaga sociale della droga. Basato sull’omonimo romanzo dello scrittore statunitense Don Winslow, in inglese Savages, il film si avvale anche della sceneggiatura dello stesso autore, in un lavoro a quattro mani insieme a Shane Salerno e Stone.

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Per Le Belve, Oliver Stone ha unito alcune nuove promesse del cinema statunitense, come Taylor Kitsh, Aaron Johnson e {#Blake Lively} a quelle che sono diventate vere e proprie icone del grande schermo, a partire da {#John Travolta} fino a {#Benicio Del Toro} nel ruolo di Lado, il perfido scagnozzo della signora della droga, ruolo insolito riservato a una bravissima quanto spietata {#Salma Hayek}. Ultimo ma non meno importante è Emile Hirsh, nei panni di Spin.

Due giovani californiani, l’ex marine Chon (Kitsh) e l’imprenditore buddista Ben (Johnson), hanno in comune due cose: una delle più grandi piantagioni di marijuana degli U.S.A e l’amore per O (Lively). Aiutati dal poliziotto corrotto Dennis (Travolta), riescono a creare un vero e proprio business, almeno fino a che su di loro non si posa l’occhio del narcotraffico messicano, guidato da Elena (Hayek) e dal suo scagnozzo Lado (Del Toro).

Con Le Belve, Oliver Stone si fa carico di una delle situazioni attualmente più complesse affrontate dagli Stati Uniti e che, volente o nolente, ingloba anche parte del suo del continente americano. Disegnando una situazione piuttosto realistica quanto violenta del cartello della droga a cavallo della terra di nessuno quale è il confine statunitense, il regista tre volte premio Oscar non si tira di certo indietro davanti alla violenza e alle atrocità messe a punto dal perfido Lado e dai suoi colleghi.

Affidata a un cast eterogeneo ma ben affiatato, guidato egregiamente dai due comprimari Travolta e Del Toro, la pellicola riesce a superare anche alcuni piccoli difetti che nulla possono contro la fotografia, in grado di fare da spartiacque ideale delle due fasi della narrazione. Con un finale a sorpresa, anticipato da scontri, sparatorie e corse contro la morte all’ultimo respiro, l’ultima fatica di Stone riesce a coinvolgere gli spettatori più inclini al genere, aggredendoli con un interessante e riuscito mix di nevrosi e sentimento che riescono a lasciare ad attaccati alla poltrona per tutte le due ore abbondanti di pellicola.