Lo stilista Gianni Molaro ha organizzato la sua ultima sfilata all’interno del penitenziario di Pozzuoli. Protagoniste della passerella sono state cinque detenute, nessun invitato esterno al carcere, ammessa solo la stampa.

Sarà stata una trovata pubblicitaria? Certo, ma solo in parte. Lo stesso stilista racconta ai giornalisti i ricordi della sua infanzia quando, in orfanotrofio, si sentiva come un recluso, privato della libertà di sognare e immaginare cosa fare da grande. Da questa esperienza nasce l’idea di portare alle detenute di Pozzuoli una fetta di modo esterno.

Il progetto è stato accolto con grande entusiasmo anche da Stella Scialpi, direttrice del carcere, che sottolinea l’effetto terapeutico di iniziative come questa: oltre ad alleviare l’angoscia stimolano la cooperazione e si dimostrano efficaci al fine del reinserimento delle detenute una volta scontata la pena. La collaborazione con Molaro è solo una delle esperienze a cui Pozzuoli ha aperto le sue porte: l’obiettivo resta quello di permettere a queste donne di reinventarsi e gettare le basi per una nuova vita e questo penitenziario si è mostrato un modello virtuoso, finalmente.

L’esperienza si è rivelata positiva anche per lo stilista, nonostante le sue lamentele per il problema delle taglie.