Dimissioni post partum sempre più rapide: una tendenza oggi sempre più diffusa nei punti nascita. Ma siamo proprio sicuri che velocizzare così i tempi faccia davvero bene alla mamma e al piccolo?

In Italia si va sempre più diffondendo il parto ”mordi e fuggi”, ovvero la possibilità, per le donne che hanno partorito naturalmente e senza complicazioni, di tornare a casa con il bambino già dopo 48 ore dalla nascita. A interrogarsi sull’opportunità di concedere alla neomamma tempi così brevi di permanenza in ospedale sono spesso le donne stesse, che oggi sono molto cambiate rispetto alle puerpere di qualche decennio fa.

Ma il desiderio di tornare a casa presto per riprendere i ritmi di prima del parto si sposa in realtà anche con un’esigenza economica: un giorno in meno di degenza ospedaliera non grava sulle casse degli Enti e libera posti letto, dando quindi alla struttura la possibilità di realizzare un numero superiore di parti all’anno.

Ma c’è il rovescio della medaglia, rappresentato dal fatto che la neomamma si trova spesso da sola ad affrontare la gestione dei primi giorni a casa con il bambino: allattamento, sonno, cambio del pannolino e medicazione del moncone ombelicale. In ospedale si può invece contare sull’aiuto di medici e puericultrici, che forniscono alla donna tutte le indicazioni utili per affrontare i piccoli problemi del neonato.

Nella scelta di una dimissione precoce c’è sempre il timore dei medici che possa arrivare una denuncia da parte dei genitori, nel caso in cui si presentassero delle complicazioni. Questo tema è ancora più sentito nel caso di bambini ”preziosi”, ovvero nati dopo anni di tentativi o a seguito di una gravidanza difficile.

In questi casi, la prudenza è d’obbligo. Bisognerebbe quindi stabilire con ragionevole approssimazione se costi meno, sia socialmente sia economicamente, trattenere due-tre giorni in più madre e figlio in ospedale, piuttosto che dimetterli dopo sole 48 ore per poi rischiare di doverli ricoverare ancora d’urgenza o obbligarli a fare la spola tutti i giorni da casa all’ambulatorio per i controlli di routine.

Prima delle dimissioni occorre verificare che le condizioni di salute del bambino e della mamma siano buone e che alla donna siano state date tutte le indicazioni per occuparsi del piccolo nei primi giorni. Per questo cresce la convinzione che sia vantaggioso tenere il neonato in camera con la mamma per promuovere l’allattamento al seno e consentire subito l’instaurarsi di un legame fra neonato e neogenitori.

Durante la prima visita pediatrica, che va fatta nelle prime ore dopo la nascita, il medico deve accertare le condizioni di salute del piccolo e dare istruzioni sulla posizione più sicura nel sonno, come prendersi cura della pelle e del cordone, cosa fare in caso di ittero neonatale e come allattare. Prima di uscire, occorrerà poi verificare che il neonato abbia emesso feci e urine e che siano stati effettuati gli screening neonatali, di tipo metabolico e audiologico.