Ce l’hanno fatta le donne americane, tanto da meritare la copertina del The Economist.

Sono diventate la metà della forza lavoro del loro continente, al pari della percentuale degli uomini, e lanciano a tutto il mondo il loro messaggio di vittoria, che compare a chiare lettere sulla rivista economica accompagnato da un altrettanto inconfondibile messaggio visivo: l’immagine di una donna in rigorosa tenuta da lavoro che mostra i muscoli del braccio per manifestare la propria forza all’altra metà della popolazione lavoratrice, o più in generale, a tutti coloro che le hanno sempre messe in secondo piano nella vita al di fuori delle mura domestiche.

We did IT!

si legge quindi su The Economist, ed è soltanto l’annuncio di un continuo superamento della popolazione maschile.

I dati infatti volgono a loro favore, e soprattutto parlano chiaro. I college sono frequentati più da ragazze che da ragazzi (il 60% delle prime contro il 40% dei secondi), e sono ancora più numerose quelle che si laureano rispetto ai maschietti. Che la nostra determinazione e tenacia negli studi fosse notevole non è una novità, ma è pur vero che qualcosa per noi donne cambia quando ci si affaccia nel mondo del lavoro.

Inevitabilmente subiamo una drastica frenata nella nostra ascesa verso il successo e soprattutto la strada della nostra carriera sembra sempre più lunga e faticosa.

Che ci succede?

In realtà la colpa non è da attribuire a noi stesse, a come siamo e a come agiamo, ma è da ricondurre al solo fatto di essere donne. Conciliare carriera e vita privata non è mai facile, in particolar modo quando ci sono figli di mezzo. A darcene dimostrazione sono le stesse eroine di film e serie TV americane. Miranda, l’avvocato donna di Sex and the City, rischia di impazzire quando si trova alle prese con bimbo piccolo e carriera; la Miranda del Diavolo Veste Prada invece ha scelto la carriera, e per questa ha sacrificato tutto.

Ma se scegliessimo la carriera, avremmo un trattamento alla nostra altezza? Rispetto alle americane, che nonostante tutto mollano o rallentano i ritmi lavorativi tra i 30 e i 40, da noi è ancora troppo alto il divario tra salari per uomini e salari per donne, di circa il 30%, e l’occupazione femminile tocca solo il 40%, al penultimo posto in Europa prima di Malta. Condizione generale e mal comune comunque resta quel 20% in meno che a parità di ruolo e competenze noi donne guadagnamo rispetto agli uomini. Possono essere solo numeri e cifre, o risultati delle solite indagini, ma quante di voi posso dire di avere esperienza del contrario?