Il lavoro nobilita l’uomo. E la donna? Questa la domanda che ha interrogato la tavola rotonda al Festival del Lavoro di Brescia, dove l’Inaz, una società di gestione del personale, ha puntato sulle donne per spiegare come trovare la ricetta che permetta di conciliare il lavoro e la famiglia sia troppo importante perché se ne occupino sempre le diverse agenzie dell’una o dell’altra.

Il progetto Inaz si occupa proprio di questi temi, come la conciliazione dei tempi, i congedi parentali, entro un quadro di tutele che riconosce il contributo femminile al lavoro. Un punto di vista abbastanza flessibile, un po’ all’americana e un po’ alla noreuropea, di cui l’Italia – con un mercato del lavoro incredibilmente bloccato dai controveti dei sindacati e degli industriali – avrebbe un gran bisogno.

Linda Gilli, così ha commentato:

«Non possiamo più permetterci di ragionare per stereotipi che mortificano sia le donne sia gli uomini, sprecando risorse e competenze preziose (…) Per i genitori la nascita di un figlio comporta sempre uno sforzo economico, ma anche l’azienda deve impegnarsi per sostenere i collaboratori che stanno costruendo la propria famiglia. Se questo avviene, alla lunga si tratterà di un vero e proprio accordo win-win, in cui guadagnano la famiglia, l’impresa e la società.»

Insomma, anche per le società di recruiting, teoricamente neutrali rispetto all’accordo lavoratore-impresa, sono convinte che sul ruolo delle donne sul lavoro e nell’impresa – terreno che si deve affrontare, visto che le assunzioni sono sempre più rare – bisogna iniettare forti dosi di deregulation, riforme, responsabilizzazione degli uomini, dei parenti, dei nonni, risorse economiche e anche di cultura, per creare una nuova mentalità. Secondo la quale mettere le donne nelle migliori condizioni professionali è un vantaggio economico per tutti. Altro che dimissioni in bianco.

Fonte: Festival del Lavoro