Il lavoro femminile appare la parola chiave per reagire alla crisi economica. Questi i risultati confortanti che emergono dal rapporto Abi-Censis: per discutere di questi dati e di tanto altro l’Associazione Bancaria Italiana propone, il 25 e il 26 settembre a Roma (Palazzo Altieri), la prima edizione dell’evento intitolato “Donne, Banche e Sviluppo – L’Italia che cambia passo per crescere”, con il patrocinio della Commissione Europea e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Secondo il rapporto Abi-Censis, nonostante la crisi economica nei primi due trimestri del 2012 il lavoro femminile è cresciuto dell’1,3%, mentre quello maschile è calato nella medesima percentuale. I motivi di questo risultato positivo sono da ricondurre a due fattori: la capacità tutta femminile di adattarsi alla minore disponibilità di risorse, e la tendenza delle donne a collocarsi maggiormente nei settori meno colpiti dalla crisi.

I settori in questione sono quelli dell’assistenza alle persone, del turismo e della filiera agroalimentare. Altri dati incoraggianti del rapporto Abi-Censis riguardano l’intraprendenza delle donne italiane: nonostante il tasso di occupazione femminile in Italia sia del 46, 5% contro la media europea del 58,5 %, il livello di lavoratrici autonome è del 16% contro il 10% del resto d’Europa.

Sotto questo profilo, le italiane battono persino le colleghe tedesche. Le donne italiane detengono anche il primato europeo concernente la capacità di creare altri posti di lavoro: la percentuale di lavoratrici autonome con dipendenti in Italia ammonta al 3,6 % contro il 2,4 % della media europea. Le donne si impongono quindi come una risorsa preziosa da incentivare e supportare anche con adeguate politiche sociali.

Peccato che a questi risultati brillanti continui a contrapporsi la parziale opacità della legislazione italiana in materia di lavoro femminile: nonostante il Codice delle Pari Opportunità tra uomo e donna, emanato nel 2006 e modificato nel 201o, permangono forti difficoltà per le lavoratrici riguardo all’accesso al credito e per quanto concerne la possibilità delle madri di conciliare lavoro e famiglia.

Fonte: QN