Uomini e donne si comportano diversamente in situazioni conflittuali: mentre i primi reagiscono solitamente in un modo più freddo e razionale, il gentil sesso è molto più emotivo, sia per quanto riguarda i rapporti con gli altri che quelli lavorativi.

Non è una novità questa, piuttosto ciò che stupisce un po’ è il risultato di uno studio, riportato da La Stampa, condotto dagli scienziati dell’Università degli Studi di Milano e del Centro clinico per le neuronanotecnologie e la neurostimolazione della Fondazione Irccs San Raffaele e dall’Università di Padova.

Nel cervello femminile c’è un “interruttore morale”, secondo quanto è emerso da questi studi, del tutto assente nell’uomo ma che si può invece accendere nella donna, di fatto modulando la capacità di distinguere tra il bene e il male.

Attraverso un esperimento condotto su 38 uomini e 40 donne, la ricerca tutta italiana ha dimostrato che il “cervello morale” delle donne è plastico e il suo funzionamento è modulabile con il semplice passaggio di una debolissima corrente elettrica, applicata sulla fronte, impercettibile e indolore.

I ricercatori hanno posto svariate domande ai soggetti testati, tutte relative a possibili scelte morali. Ciò che, tra le tante cose, ne è venuto fuori è che tendenzialmente i maschi rispondono in maniera più razionale, ad esempio scelgono di sacrificare una persona per salvarne tre. Le donne, invece sono più emotive: non se la sentono di uccidere una persona sana, nemmeno per farne vivere tre.

Come afferma Manuela FUmagalli della Fondazione Policlinico Ca’ Grande:

“Quando abbiamo rivolto la stessa domanda a donne e uomini, mentre facevamo passare una debole corrente elettrica attraverso la zona prefrontale del cervello, gli uomini non modificavano le loro risposte, mentre le donne sì e diventavano più ciniche e calcolatrici. L’effetto però è reversibile con la sospensione della stimolazione”.

In definitiva, tale studio vuole dimostrare come la manipolazione mentale può avvenire non soltanto attraverso un condizionamento psicologico ma anche attraverso tecniche che agiscono su basi biologiche. In futuro ci si proporrà l’obiettivo di riabilitare particolari disturbi del comportamento attraverso questo nuovo metodo, ma il percorso per arrivarci appare ancora piuttosto lontano.