È uscito di recente un libro sul rapporto tra donne e lavoro che trovo molto interessante (anche se devo ammettere, in tutta onestà, di non averlo letto ancora per intero).

Scritto da Maria Cristina Bombelli, si intitola “Alice in business land. Diventare leader rimanendo donne“: un titolo quanto mai emblematico perché forse è vero, come si sostiene nel testo, che noi donne ci comportiamo sul lavoro un po’ come il personaggio di “Alice nel paese delle meraviglie” descritto da Lewis Carrol.

Siamo cioè più ingenue, spaesate rispetto ai “maschi”, i quali, invece, assumono sovente un modo di fare che è più di una semplice sicurezza in se stessi, quasi un atteggiamento spavaldo, talvolta persino sbruffone.

Al contrario, secondo il libro della Bombelli, le donne tenderebbero sul luogo di lavoro a focalizzarsi sulle proprie lacune invece che sui propri punti forti, finendo per fare una cattiva pubblicità di sé stesse.

Ma qual è l’alternativa per evitare di cadere in un simile errore senza incorrere nell’altro, pure frequente, di “mascolinizzazione” della donna sul lavoro? Come può una donna affermarsi e diventare una brava manager senza perdere il suo essere donna (intendo dire a livello interiore)?

L’autrice, che delle differenze nel comportamento di generi è esperta, parte da storie reali di donne in carriera (storie nelle quali, ne sono certa, molte di voi potranno riconoscersi) e poi le analizza, fornendo anche utili consigli.

Certo, non è una bacchetta magica, ma lo spunto di riflessione sul diverso e più insicuro comportamento che tendiamo ad assumere noi donne rispetto a molti colleghi dell’altro sesso secondo me è acuto: si parla tanto di donne aggressive, ma esiste anche quest’altro, meno sviscerato, aspetto.