Le idi di Marzo”, nuovo film diretto da George Clooney, arriva oggi nelle sale cinematografiche italiane dopo l’apprezzatissima anteprima alla 68ª Mostra Internaziona d’Arte Cinematografica di Venezia. Dopo la parentesi sul Maccartismo di “Good Night, and Good Luck” del 2005, Clooney torna a parlare di politica con uno spaccato sul potere corrotto con un film ad alto valore simbolico proprio durante un periodo come quello attuale, duramente segnato dalla corruzione delle istituzioni e dal crollo di alcune immagini e valori fondamentali riportando in luce, in maniera decisamente poco velata, la congiura del 44 a.C. di Bruto e Cassio alle spalle dell’imperatore Gaio Giulio Cesare.

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Oltre alla sua presenza, l’attore statunitense ha radunato un cast stellare capitanato da Ryan Gosling e Philip Seymour Hoffman, due punte di diamante della cinematografia statunitense. Con loro ci sono Evan Rachel Wood, giovane ma già con una solida carriera alle spalle costellata di successi come l’ultima serie HBO “Mildred Pierce”, Paul Giamatti, anche lui reduce del successo di “Too Big to Fail – Il crollo dei giganti” di Curtis Hanson e il premio Oscar Marisa Tomei, tutti in grande spolvero per l’eccezionale pellicola di Clooney.

Con le presidenziali in arrivo, il Governatore democratico Mike Morris (Clooney), prepara insieme al suo staff Paul Zara (Hoffman) e il giovane capo dell’ufficio stampa Stephen Meyers (Gosling) le mosse finali della campagna elettorale che potrebbe portarlo al vertice della politica a stelle e strisce. Meyers, idealista e dalle grandi aspirazioni, è un grande estimatore della linea politica di Morris, si lascia lusingare dalle avances lavorative di Tom Duffy (Giamatti), coordinatore dell’avversario repubblicano e, sebbene decida di non accettare, l’intervento della giornalista Ida Horowicz (Tomei) lo mette in una situazione difficile, obbligandolo a scontrarsi con i suoi principi. L’incontro con la stagista Molly Stearns (Wood), figlia del Presidente del Comitato Democratico Nazionale Jack, sarà per lui il momento decisivo per affrontare definitivamente lo scontro tra i due opposti principi.

Tratto dalla piéce teatrale “Farragut North” di Beau Willimon, “Le idi di Marzo” è lo specchio di una situazione politica ambigua e spregiudicata, proprio come lo sono i personaggi interpretati da dei protagonisti in stato di grazia. Gosling su tutti, ma anche Hoffman, Giamatti e la stessa Wood sono le chiavi fondamentali di una delle pellicole più interessanti degli ultimi mesi, con un Clooney che si limita a operare con mano leggera senza appesantire troppo un’opera ricca di contenuti e messaggi.

Impreziosito da una fotografia cupa, quasi asfissiante, il film trascina con veemenza lo spettatore all’interno di uno scenario corrotto e perverso, intrigante e allusivo dove nulla è inserito per caso e fine a se stesso. C’è il dramma di Gosling, ormai con una carriera spianata davanti a sé, costretto a dover fare i conti tra gli ideali e le ambizioni, un disincantato Hoffman dal pugno di ferro e un Giamatti tentatore, capace di passare su tutto e su tutti pur di raggiungere il proprio obiettivo; una fotografia realistica e ben dettagliata, lontana dalla fantasia e dai giri di parole che dicono molto senza dir nulla.

Una lotta tra i valori che cambiano, davanti a un gioco di potere capace di cambiare le carte in tavola minuto dopo minuto, questo è “Le idi di Marzo” che segna il rientro con i fuochi d’artificio di {#George Clooney} che sa dosare la sua presenza lasciando spazio a un contesto politico che, nonostante l’ambientazione statunitense, facilmente può essere riconosciuto dal pubblico di ogni dove. Le idi di marzo sono arrivate ma, come ricordava Plutarco citando il veggente che aveva preannunciato a Cesare la sua morte, non sono ancora passate.