Le Iene, ormai abituate a essere al centro dell’attenzione della rete e della carta stampata, sono state accusate di aver montato e mandato in onda un servizio completamente falso.

Il video sotto accusa è quello relativo alla criminalità in Perù, trasmesso durante la puntata del 29 settembre 2010. In particolare, nel video sono riportate le testimonianze dei “Los Maltidos del la Mar Brava”, un gruppo di criminali che ha raccontato per filo e per segno come hanno commesso i loro delitti: dall’omicidio al sequestro di persona fino ad arrivare al narcotraffico.

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Luigi Pelazza, iena e responsabile del servizio, era anche stato minacciato qualora avesse trasmesso in Italia il servizio sulla banda peruviana.

Ma a quanto pare sono tutte frottole: il programma peruviano Sétimo Dìa ha smentito tutto quello che si dice nel servizio de “Le Iene”, mostrando i retroscena e permettendo alla polizia di catturare il capo della “banda” Roger Zevallos Fernàndez. Quest’ultimo, ha dichiarato di essere stato assoldato dal programma di Italia 1 per mettere insieme il servizio:

Non c’entro con nessun sequestro, è stato il giornalista italiano a pagarmi 500 nuevos soles peruviani (circa 130 euro) perché inventassimo questa storia. Le armi che si vedono sono giocattolo, è stata tutta una messinscena. Eravamo fermi all’angolo: a un certo punto arriva una macchina e dal finestrino si sporgono delle persone straniere che ci propongono di fare un reportage su questa storia. L’ho fatto per necessità. Sono pentito.

La iena Luigi Pelazza non è rimasta impassibile di fronte a tutto questo. Dopo essere stato accusato di aver montato un servizio completamente inventato, si è difeso dicendo che i protagonisti del video erano dei criminali reali con tanto di precedenti penali:

Se fosse stato tutto falso, con persone pagate da me, perché avrei mai scelto di mandarle in viso senza copertura? Ovunque in America Latina la Polizia viene pagata e ora fanno i paladini della giustizia, quelli che hanno scoperto la nostra truffa? Durante il servizio la banda che abbiamo intervistato ha dichiarato che nel suo quartiere la Polizia non entrava. Questo può aver dato parecchio fastidio. Secondo i peruviani io sarei andato fino a casa loro, pagando degli “attori” per scoprire una cosa che tutti sanno, che lì ci sono bande di criminali e quartieri in cui non puoi mettere piede. Non vai fino in Perù per raccontare falsità. Manderemo in onda un servizio in cui mostreremo la verità, ovvero che i presunti “attori” sono dei criminali con precedenti penali.