Gli ultimi dati Istat sull’occupazione italiana fanno spavento: oltre al tasso del 10,7% di disoccupazione – in aumento – ci sono almeno altre 4 milioni di persone in sofferenza, ai confini della perdita del posto. Un’area di crisi che negli ultimi cinque anni è cresciuta del 77%. E se con la crisi si alimenta un effetto a molla per cui per aziende che chiudono ce ne sono che hanno bisogno di assumere, i laureati rappresentano la parte minoritaria rispetto ai diplomati: 14% contro 40%, ma di chi lavora attualmente.

Il significato di questi dati, insieme a quelli di Unioncamere e Ministero del Lavoro, è presto detto: dequalificazione. Il frutto di decenni di cattivi o assenti investimenti e politiche sbagliate hanno prodotto un mercato del lavoro interno che non premia il sudato pezzo di carta. E se proprio la laurea può essere utile, che almeno sia in Economia o Ingegneria (rispettivamente 17mila e 15mila le assunzioni previste nel 2013), perché con i titoli umanistici siamo di fronte al totale fallimento.

L’opportunità di essere assunti a tempo indeterminato quando si è in possesso di una laurea in lettere o filosofia è quasi zero: il crollo del 31,5% delle assunzioni in azienda (407mila rispetto alle 595mila programmate nel 2011) fa male a tutti ma particolarmente a loro. Un laureato in ingegneria ha il 60% di possibilità di firmare un contratto a tempo indeterminato, mentre per il collega di filosofia o storia è al 17%.

In generale, il leggero incremento della ricerca di laureati (+2%) va a compensare la perdita delle qualifiche professionali, la cui unica voce positiva è quella legata al settore sanitario (7mila assunzioni previste, mille in più dell’anno scorso).

Da questo punto di vista, la morale è una sola: diplomarsi non basta (neppure per gli informatici, ormai travolti dalla crisi e dalla concorrenza agguerrita), laurearsi non è sufficiente, laurearsi in materie umanistiche non serve (760 assunzioni in tutta la penisola previste nel 2012!), laurearsi in quelle scientifiche non è più una certezza. È in questo mondo che restano invischiate i quattro milioni e mezzo di italiani disoccupati, in cassa integrazione o scoraggiati.

Fonte: IlSole24Ore