Mentre in Italia viene approvata una discussa legge per le quote rosa nei consigli di amministrazione, ci sono ancora tantissimi paesi in cui le donne devono lottare per sopravvivere fin da quando nascono.

Ignorate nella vita pubblica e vittime di violenze in quella privata, le donne di alcuni luoghi del Mondo non hanno pace: vengono quotidianamente private della propria dignità, non possono affermarsi come persone e come lavoratrici, non possono studiare, né sposare chi desiderano o decidere di cambiare paese. Come emerso da una recente protesta in Arabia Saudita, non possono neppure guidare una macchina, perché ciò le renderebbe autonome.

Galleria di immagini: Donne in Pakistan

La rivista di geo-politica Limes ha pubblicato una triste classifica dei paesi nemici delle donne, cioè di tutti gli stati in cui gli individui di sesso femminile sono sottoposte a vessazioni, legislazioni punitive, stupri, violenze, soprusi e abusi.

La classifica, elaborata dalla Thomson-Reuters Foundation, è stata stilata con il parere di 213 esperti, valutando alcuni aspetti ritenuti fondamentali per giudicare il grado di libertà e autodeterminazione raggiunto da un individuo.

Il luogo del mondo più ostile alle donne è l’Afghanistan, a causa anche della guerra in corso e degli oltre trent’anni di scontro civile. Le radicate tradizioni tribali non aiutano a migliorare una situazione già gravissima, e le bambine vengono date in spose a uomini anziani anche a 7-8 anni, assecondando il raccapricciante detto “se non cade quando la picchi, è abbastanza grande da sposarsi”.

La guerra ai taliban, raccontata come guerra all’inciviltà, è però servita a poco. Nella Kabul in mano ai militari occidentali, le donne continuano a portare il burqa, vengono fatte viaggiare nel portabagagli dell’auto, e il grado di analfabetismo femminile raggiunge l’87%.

Sul secondo gradino del podio, se così lo si può chiamare, c’è il Congo, dove le violenze sessuali, gli stupri etnici, le mutilazioni e le torture sono all’ordine del giorno. Il Congo è un vero e proprio inferno per le donne e per i bambini in generale, utilizzati come carne nella guerra civile.

Seguono poi il Pakistan e alcune zone dell’India, dove le violenze domestiche interessano il 90% delle donne, e i matrimoni forzati sono una pratica assolutamente comune. Il caso dell’India, che è considerata la più grande democrazia del mondo, è davvero allarmante: secondo l’agenzia Reuters nell’immenso paese oltre 50 milioni di donne sono state uccise alla nascita, solo perché non erano maschi.

Al quinto e ultimo posto c’è poi la Somalia, tristemente nota per le mutilazioni praticate ai genitali femminili, e per l’altissima percentuale di donne che muoiono di parto.

Ciò che emerge prepotentemente da questa analisi è come la condizione femminile sia legata con filo doppio ad altri aspetti politici e sociali degli stati in questione. Le guerre, la povertà, la presenza di un mercato della droga, e di risorse preziose necessarie all’occidente, sono fattori che ricorrono nei cinque paesi peggiori. Quattro su cinque sono poi affacciati sull’Oceano Indiano, pur appartenendo a continenti diversi. Questo curioso fatto mostra come questi territori seppur lontanissimi siano rimasti influenzati da antichi commerci, relazioni marittime e culturali.