Le negano l’assunzione perché è alta due centimetri meno di quanto previsto dal Ministero dei Trasporti: ora però verrà reintegrata sul posto di lavoro e risarcita. È la storia di una donna, Barbara U., che era stata esclusa in graduatoria, nonostante i punteggi, perché alta 153 centimetri.

Niente assunzione a causa di quei due centimetri in meno rispetto ai 155 previsti dal Ministero, che l’aveva esclusa come addetto alla stazione della metropolitana.

Ma la sua battaglia legale si è conclusa positivamente con il pronunciamento della Cassazione, che ha ribadito la sentenza di appello che le aveva dato ragione:

«Non si ravvisano ragioni che giustifichino la necessità di un’altezza minima, sotto il profilo della sicurezza dell’utenza e degli agenti addetti al servizio di trasporto, ovvero della capacità ed efficienza nell’espletamento del servizio stesso.»

La questione, infatti è che ci sono mansioni per cui i giudici avevano già considerato che l’altezza non fosse un requisito fondamentale alla luce della graduatoria (non si tratta mica di fare corazzieri), e l’ostinazione della Metropolitana della Capitale ha portato al danno per la società che la gestisce, perché ora con il pronunciamento della Suprema Corte la donna non solo verrà reintegrata a titolo definitivo, ma avrà diritto anche a un risarcimento.

Fonte: Studio Cataldi