Lo sviluppo del linguaggio infantile è molto complesso, e spesso mette in crisi le mamme e i papà preoccupati se il loro figlio non ha ancora pronunciato una parola e sta per compiere due anni.

A sottolineare le modalità di apprendimento dei piccoli ci ha pensato uno studio recente, che ha focalizzato l’attenzione sulla comunicazione tra adulti e bambini. Sembra infatti che quelle pause del discorso utili per scegliere il vocabolo giusto, spesso presenti nelle frasi che un genitore rivolge ai proprio bimbo, siano in realtà fondamentali per permettergli di concentrarsi e capire che è in arrivo una nuova parola.

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Si è invece comunemente portati a pensare che un discorso ricco di esitazioni distragga un bambino, che rivolgerà la sua attenzione altrove. Non è così. Alcuni ricercatori statunitensi del Baby Lab dell’università di Rochester, infatti, hanno esaminato la formazione linguistica di un gruppo di bimbi tra i 18 e i 30 mesi constatando che le pause mandano ai piccoli segnali precisi, indicativi del fatto che devono prepararsi a immagazzinare una nuova informazione.

“Se il cervello del bambino aspetta fino a che la parola venga pronunciata e poi cerca di capirne il significato, rischia di perdere quello che viene dopo. Quindi più previsioni è in grado di fare chi ascolta su ciò che sta per essere comunicato, meglio riuscirà a comprenderlo”.

Così chiarisce il concetto Richard Aislin, autore della ricerca, mentre Laura D’Odorico, esperta dell’acquisizione del linguaggio, spiega come esistano due differenti correnti di pensiero riguardo lo sviluppo del linguaggio nella prima infanzia.

“Lo studio si inserisce in una questione più ampia che riguarda il dibattito sullo sviluppo del linguaggio. Da un lato c’è la posizione di chi considera il linguaggio una facoltà innata, come Chomsky, per cui non ci sarebbe poi così bisogno del modello fornito ad esempio dei genitori, spesso, appunto, imperfetto. Questa ricerca segue invece un filone differente, che valorizza il ruolo dell’esempio pratico, da cui il bambino ricava input rilevanti ascoltando gli altri parlare intorno a sé, per poi apprendere a sua volta a parlare”.

Il linguaggio è una predisposizione innata, quindi, ma è anche chiaro che l’esperienza dei genitori e, soprattutto, la stimolazione che questi ultimi operano nei confronti dei bambini è fondamentale per l’apprendimento.