E’ da diversi anni che seguo l’evoluzione delle cosiddette “principesse Disney” agli occhi dell’opinione pubblica (ultima soltanto in ordine cronologico una vignetta dissacrante appena letta sul tema). Si tratta di un’evoluzione di ruolo, attiva o passiva che sia, che vede le eroine delle favole di volta in volta foriere di qualche nuovo concetto sociale, a seconda dell’occhio di chi le analizza.

E se da una parte c’è chi le ritiene semplici protagoniste di favole d’altri tempi, dall’altra c’è chi dismette i panni dell’ingenuità e infierisce con uno sguardo fin troppo disincantato, cercando messaggi forse anche laddove non ce ne sarebbero.

Mi spiego meglio: decontestualizzare e ricontestualizzare non è sempre una buona idea; voler trovare significati per forza sempre attuali nemmeno. Se 20 anni fa Ariel desiderava diventare umana e poter camminare sulla Terra, pensando così di migliorare la sua vita, non significa necessariamente che le ragazzine di oggi dovrebbero andare dal chirurgo plastico. Seguendo lo stesso principio io a questo punto eliminerei anche i Puffi dal panorama mediatico, dato che Puffetta non appare certo come un fulgido esempio di donna autonoma ed emancipata.

Ma volendo gli esempi potrebbero essere infiniti: Biancaneve che sgobba per i nani, Cenerentola che scavalca la scala sociale solo perchè è bella, Belle che si innamora del suo tiranno e si lascia maltrattare. In poche parole autentici mostri moderni.

Se poi volessimo discutere riguardo l’interpretazione estetica delle principesse negli ultimi anni, bè, avremmo parecchio da dire; una mia amica sostiene che le “nuove” (ormai vecchie) eroine assomiglino sempre di più a delle Barbie: sempre più bionde, sempre più ammiccanti, sempre più seducenti, in una parola sempre più finte. E certo che, vista così, la contro-favola dei mostri moderni si avvalora precipitosamente.

Figlie del loro tempo, le Principesse Disney tracciano una figura di donna poco edificante, certamente non femminista, per certi versi quasi raccapricciante. Ma siamo sicuri che chi le ha inventate le abbia caricate volontariamente di tutti questi reconditi quanto orrendi significati?!? L’intento era davvero quello di inculcare nella popolazione femminile fin dalla tenera età un vago senso di sottomissione, una sorta di preparazione psicologica allo “sguatterismo”, la consapevolezza che l’unico obiettivo socialmente utile per una donna sia cercare la perfezione estetica a tutti i costi, nonchè la convinzione che una donna senza un uomo non valga proprio nulla?!?

Non so rispondere. La parte romantica, ingenua e forse anche stupida di me vorrebbe le Principesse Disney come eroine genuine d’altri tempi; ma qualcosa mi dice che è meglio rimanere con i piedi per terra. Anche se si parla di favole.

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