Quando il momento del parto si avvicina, ogni futura mamma è presa da mille pensieri e dalla paura di non farcela. A tutto questo però pone rimedio il pensiero di poter finalmente abbracciare il piccolino che per nove mesi ha portato dentro di sé.

Quali sono le quattro fasi in cui si suddivide l’atto del partorire? Dalle contrazioni al travaglio, fino alla fase espulsiva e al secondamento. Il primo sintomo che si manifesta, indicandoci che il parto è vicino, sono appunto le contrazioni.

Le contrazioni sono stimolazioni del collo dell’utero che si prepara alla dilatazione, fondamentale per creare il canale del parto per il passaggio del bambino. Inizialmente i dolori sono distanti l’uno dall’altro anche fino a venti minuti e sono piuttosto sopportabili. Col passare del tempo divengono sempre più ravvicinate e violente, avvengono a distanza di qualche minuto e durano oltre 30 secondi.

È durante la prima fase del parto che la muscolatura dell’utero si irrigidisce per consentire al bebè di scendere verso il basso. Il collo dell’utero si appiana, dilatandosi gradatamente fino a circa dieci centimetri, una misura necessaria al passaggio della testa del bambino. Le contrazioni sono spesso la causa della rottura delle acque, con la perdita del liquido amniotico. Chi ha preparato un piano del parto deve accertarsi che l’ostetrica o il medico di guardia ne siano a conoscenza.

La fase seguente è quella del vero e proprio travaglio, ovvero quando inizia la dilatazione del collo dell’utero, che in seguito alle contrazioni è divenuto morbido ed elastico. Durante la fase del travaglio la donna deve essere lasciata libera di muoversi e di camminare, deve poter stare in una posizione comoda perché deve prepararsi al momento delle spinte. Ogni mezz’ora circa viene rilevato il battito fetale e viene monitorata la dilatazione. La durata del travaglio fino alla completa dilatazione può variare molto, in genere nel caso di primipare è più lunga e dolorosa poiché i tessuti sono ancora tonici.

La terza fase del parto è quella espulsiva, quella che generalmente vuole la donna urlante, ansimante, isterica nei confronti di medici e compagno. Questa fase ha inizio nel momento in cui l’ostetrica ha appurato la completa dilatazione (circa dieci centimetri) in modo che il bambino possa passare. In questa fase il bebè scende lungo il canale del parto fino ad arrivare con la testa dietro la vagina. Da questa posizione il peso stesso del nascituro comprime il retto contro l’osso sacro e provoca un irrefrenabile esigenza di spingere nella donna.

Dopo aver stretto per la prima volta il piccolo fra le braccia la neomamma deve continuare a restare sotto osservazione in sala parto almeno fino al termine del secondamento, ovvero la completa espulsione della placenta che si stacca dalle pareti uterine grazie alle contrazioni che cercano di riportare l’utero alle dimensioni originarie. Dopo che anche la placenta è stata espulsa, il parto può dirsi concluso.

Fonte: Guidagenitori