La vita da genitori separati non è facile. Ammesso anche che tra ex partner si vada d’accordo e ci si impegni a gestire al meglio, secondo lo spirito della legge sull’affido condiviso, il tempo da dedicare ai figli, bisogna comunque fare i conti con le loro reazioni. Non esistono, infatti, figli che approvano la separazione di mamma e papà, e a seconda dell’età bisogna attendersi particolari reazioni. Vediamo quelle più probabili, partendo dai bambini.

Il primo concetto importante da tenere sempre presente è questo: evitare che il bambino sia indotto a immaginare che siccome non vi amate più non amate più lui. I figli possono pensare che se il matrimonio non ha funzionato allora non è mai stato valido e vivere la loro nascita con una valenza negativa. La dissoluzione della coppia li fa sentire nati per caso o per errore, figli sbagliati di un’unione infelice. È quindi importante ribadire con le parole e coi gesti, che un tempo la mamma e il papà si sono voluti bene, e da questo bene sono nati loro:

«Sono contento di essermi sposato/a perché sei nato tu.»

Ma quando sono molto piccoli? In questo caso le reazioni a breve-medio termine possono essere le più diverse, talvolta anche un po’ strane. I più piccoli, ad esempio, potrebbero rifugiarsi nei racconti. Lasciateli fare: è meglio lasciare i bambini con le loro fantasie e il loro modo di reagire. I bambini hanno bisogno di modificare la realtà con la fantasia quando qualcosa risulta un po’ difficile da accettare.

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Occorre comprendere anche i messaggi del corpo. Vomitare quando arriva il genitore che si vede meno non significa che non abbia voglia di stare con lui (spesso le madri lo pensano e vanno in ansia e si comportano in un modo che poi qualche avvocato o psicologo potrebbe equivocare e denunciare come sintomo, a sua volta, della famigerata PAS): significa solo che è turbato nel vederlo dopo un certo periodo di tempo. Si è buoni genitori separati quando, magari senza esserne molto convinti perché i rapporti con l’ex sono pessimi, si trova la forza di tranquillizzare i figli, dire loro che va tutto bene e che si è contenti che passino un po’ di tempo con l’altro genitore.

Il bambino per esprimersi non usa solo la parola e il sintomo, ma ad esempio sono piccoli artisti: dipingono, disegnano, fanno parlare l’orsacchiotto, sognano, parlano nel sogno. Un altro errore da evitare: non improvvisatevi psicanalisti, non andate in panico per un disegno più funereo del solito o per un brutto sogno. Chiedete alle mamme degli altri bambini, e scoprirete che non c’è diffenza con i figli di genitori ancora sposati.

Naturalmente, nella post-separazione non è tutto rose e fiori: ci sono oggettive difficoltà, stati d’animo angosciati, reazioni fisiche diverse e spiacevoli nei figli, che non si vorrebbero mai vedere. Ma sono destinate a essere temponee. Nei bambini dagli zero ai tre anni, statisticamente si notano turbe del sonno, tendenza alla regressione, aumento della dipendenza, senso di responsabilità rispetto alla rottura, aggressività verso i due genitori, sensazione di essere rifiutato, paura di essere abbandonato, negazione della perdita. Due indicatori tipici di quell’età sono scoppi d’ira e l’abuso della parola “no”.

Le raccomandazioni per gestire queste reazioni vertono su un principio: per il bambino piccolo è importantissimo il contatto fisico, la comunicazione avviene soprattutto tramite gli abbracci, le coccole, il tono della voce. Quindi esagerate con le rassicurazioni, il contatto, prendete tra le braccia il figlio che piange mentre gli parlate e ditegli che lo capite.

Il rischio più grande di una separazione è una regressione nei comportamenti del bambino, che cercherà in questo modo di ricreare le condizioni familiari in cui viveva prima: per questo è giusto che il bambino continui a vivere nella casa in cui ha trascorso la sua vita fino a quel momento, mentre il genitore che si allontanerà deve impegnarsi a incontrarlo quasi come prima, anche per delle visite quotidiane, anche solo di un quarto d’ora.

I bambini piccoli devono poter sempre tornare a dormire nella loro casa, e in caso contrario, sono fondamentali le telefonate, e il genitore che resta con il bambino deve impegnarsi a mostrare foto dell’altro, per tranquillizzarlo. La continuità della vita psichica (casa, alimentazione, etc) e della vita affettiva con i genitori, i nonni, i fratelli e la rete dei bambini della famiglia e del gruppo sociale, faranno il resto. Anche questo scoglio verrà superato. I bambini hanno risorse eccezionali.