La legge 40 sulla procreazione assistita deve essere rivista.

Questo è ciò che dice la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, che ha definito la legislazione italiana in merito incoerente.

Una sentenza, seguita al caso di una coppia italiana che si è vista negare la selezione degli embrioni per evitare di mettere al mondo un bambino affetto da fibrosi cistica, ancora non definitiva, che ha scatenato grandi polemiche.

In sostanza la legge italiana sulla procreazione assistita vieta la selezione degli embrioni alle coppie non sterili, impedisce di fatto quindi la sicurezza ad una coppia portatrice di una qualunque malattia genetica di mettere al mondo un figlio sano, ma, allo stesso tempo, sempre una legge italiana – la 149 – permette l’aborto terapeutico.

La Corte europea ha stabilito la legge 40, così com’è attualmente, viola il diritto al rispetto della vita privata e familiare di chi vuole ricorrere alla fecondazione assistita.

Una decisione che ha scatenato una polemica sia nel mondo politico che in quello cattolico. Da una parte chi si dice d’accordo con la decisione della Corte Europea e propone una revisione totale della legge, dall’altra parte chi, invece, chi difende strenuamente il divieto alla selezione degli embrioni.

Chi vincerà si saprà fra tre mesi, quando la decisione della Corte Europea diventerà definitiva, a meno di ricorsi.