Legumi nella dieta alimentare almeno tre volte a settimana. Facciamo quattro, e meglio se biologici. È la soluzione migliore per dare un freno a eventuali malattie cardiovascolari e a molte patologie degenerative. Lo insegna la storia. Per secoli, per alcune popolazioni, sono stati una vera e propria alternativa alla carne. Il risultato? Cuori più sani e meno casi di cancro rispetto a noi.

Piselli, fave, fagioli, ceci, lenticchie, soia. Sono tutti semi di piante appartenenti alla famiglia delle Papilionacee, autentici fiori all’occhiello dal punto di vista nutrizionale. Innanzitutto non affaticano il fegato, perché le proteine vegetali sono più facili da assimilare rispetto a quelle animali. Inoltre i legumi riducono il colesterolo, sono ricchi di fibre e di sali che liberano il sangue dai grassi in eccesso e poi evitano la stipsi, anche grazie alla cellulosa.

Eppure non piacciono a tutti. Non è una questione di sapore, ma di pregiudizi legati alla digeribilità. In molti rinunciano per evitare pesantezza e gonfiori addominali. E non hanno tutti i torti. Preparazione e cottura richiedono procedure precise. Se non sono già decorticati, ad esempio, è necessario l’ammollo per mezza giornata, se non intera, così si cuoceranno prima e sarà più semplice assimilarli. L’acqua che utilizziamo va cambiata almeno una o due volte, poi per cuocerli ne servirà dell’altra. Meglio evitare il sale (indurisce il seme), mentre è consigliabile aggiungere aromi digestivi come alloro, rosmarino, salvia o finocchio durante la cottura.

Ma perché tutta questa importanza? Al di là delle loro eccellenti proprietà nutritive, i legumi sono davvero speciali per la prevenzione dei grandi mali del nostro tempo. Pensiamo ai ceci, un toccasana contro i trigliceridi. Sono molto calorici, e contengono il 6 per cento di grassi (contro il 2 di fagioli, piselli e lenticchie), ma contengono anche saponine, sostanze che aiutano a eliminare il colesterolo dall’intestino. L’unico suggerimento è di privarli dell’involucro, sempre per questioni di digeribilità.

I fagioli, invece, abbassano la pressione. Rispetto alla soia hanno un tasso proteico inferiore, e per assimilarne al meglio i nutrienti è meglio consumarli insieme a riso o pasta integrale. I migliori sono quelli toscani (zolfini, toscanelli e coco), quelli del nord Italia e, tra gli stranieri, i Lima. Ma non finisce qui. Studi recenti hanno dimostrato che un consumo abituale di fagioli aiuta a ridurre di peso.

E la soia? È ottima per prevenire il cancro al seno o alla prostata, ma bisogna fare attenzione. I più antiossidanti sono gli “azuki”, perché ricchi di molecole capaci di influenzare i processi legati alla crescita incontrollata di cellule tumorali. Ne servono 50 grammi al giorno. Si trovano nei negozi di alimentazione naturale, ma occhio a cosa acquistiamo: la maggior parte della soia in commercio è transgenica. Molto meglio evitarla.

Le fave hanno invece la funzione di ripulire il colon, e contengono proteine che possono sostituire meglio di altre quelle animali. In più mantengono attivo l’intestino. Le lenticchie? Sono antiossidanti per definizione. Ricche di zucchero, ferro, rame e proteine, sono anche i legumi più digeribili. Tra le qualità più pregiate si segnalano quelle di Castelluccio, la qualità rossa (o “egiziana”) e quella verde di Altamura.

Fonte: Riza.