Il bilancio parla chiaro: 8 nomination agli Academy Awards e 3 vittorie su 4 candidature ai Golden Globe 2013: Les Misérables di Tom Hooper ha raccolto a piene mani il successo decretato da pubblico e critica, classificandosi di diritto tra i migliori film della stagione cinematografica. Trasposizione cinematografica del musical datato 1980 firmato da Claude-Michel Schönberg e Alain Boublil, tratto a sua volta dallo storico romanzo di Victor Hugo, promette di rapire completamente il pubblico grazie alle musiche e alle atmosfere che hanno fatto grande una delle storie più famose della letteratura.

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Il cast è di certo una delle punte di diamante dell’ultima opera di Tom Hooper: per Les Misérables, sono scesi in campo artisti del calibro di Hugh Jackman e Anne Hathaway, candidati all’Oscar nelle categorie Miglior attore protagonista e Miglior attrice non protagonista e vincitori dei rispettivi Golden Globe, Russel Crowe, Amanda Seyfried, Eddie Redmayne e Samantha Barks, già scelta per interpretare il ruolo di Éponine nel 25º anniversario del fortunato musical a Londra. Completano il cast Sacha Baron Cohen e Helena Bonham Carter, i perfidi coniugi Thénardier.

Dopo aver trascorso quasi vent’anni in carcere, atti estremi compiuti a causa delle condizioni di povertà in cui ha passato la sua misera esistenza, Jean Valjean (Jackman) ritorna finalmente in libertà. Deciso a crearsi una nuova identità, è costretto a sfuggire costantemente da Javert (Crowe), l’allora secondino che dopo la sua detenzione non ha mai smesso di cercarlo. Diventato ormai sindaco e uomo molto rispettato, nonostante la necessità di mostrarsi sotto mentite spoglie, Valjean incontra l’operaia Fantine (Hathaway); cacciata dalla fabbrica in cui lavorava e costretta a vendere il proprio corpo per sostenere la figlia Cosette (Seyfried), affiderà la sua amata bambina all’uomo, cambiandone completamente l’esistenza.

Con Les Misérables, il teatro supera il palcoscenico e va in scena sul grande schermo, proponendo una stuzzicante quanto coinvolgente fusione dei meccanismi peculiari delle due arti. Un tripudio di musica e immagini, giocate sulle scelte di regia che avevano già fatto apprezzare Hooper nel suo precedente riuscitissimo lavoro Il Discorso del Re come primi piani intensi ma mai centrati e utilizzo della camera a mano per un tuffo negli antri più misteriosi degli animi dei protagonisti, fanno di quest’opera un’intensa rappresentazione di un complesso dramma emotivo fuori dal tempo.

A dar man forte ai sentimenti in cui sono immersi i brani del musical, sono le interpretazioni dei suoi eccellenti protagonisti: da un Jean Valjean intenso e profondo, gli occhi attraverso i quali ci si avventura nella fitta trama di eventi,

i cui panni sono vestiti da un Jackman dalla voce possente e vivida fino a una Fantine commovente e straziante, frutto di un lavoro certosino della Hathaway stessa, capace di sfruttare al meglio la scelta della presa diretta: davanti ai suoi occhi straziati e strazianti su I Dreamed a Dream è impossibile rimanere impassibili, senza lasciarsi attraversare dal fiume in piena di emozioni scaturite dall’inevitabile empatia con il suo sfortunato personaggio. Ai due appena citati si aggiunge poi la voce di Crowe, dallo stile differente – si percepisce la sua vocalità rock e la sua esperienza ormai trentennale come cantante – ma di eguale impatto grazie anche alla capacità di calarsi nei perfidi panni di uno spietato Javert.

Un’opera teatrale portata con intelligenza e capacità sul grande schermo: Tom Hooper osa – e fa bene – con risultati eccellenti, offrendo un tripudio di emozioni capaci d’imporsi senza esitazione alcuna. Nonostante la durata, quasi tre ore di film che diventano una vera e propria lama a doppio taglio dell’ensamble, rischi d’instillare il dubbio negli spettatori meno convinti, la saggia scelta di Universal di distribuire il film in lingua originale con sottotitoli sarà di sicuro apprezzata dai cultori del genere, tanto da poter soprassedere sulle 4-5 battute tradotte in italiano in maniera del tutto superficiale.