Sarà la tensione politica degli ultimi giorni di campagna elettorale, ma Letizia Moratti è inciampata in un tranello che lei stessa avrebbe cercato di ordire ai danni dell’avversario Giuliano Pisapia. Durante una tribuna politica per SKY, l’attuale sindaco di Milano ha approfittato degli ultimi secondi di trasmissione per accusare Pisapia di furto, ben consapevole di come il politico non potesse difendersi pubblicamente perché terminato il tempo a disposizione alla messa in onda. Peccato, però, che il politico sia stato giudicato innocente per la tipologia di reato contestato.

Secondo la Moratti, Pisapia si sarebbe macchiato del furto di un veicolo utilizzato per il sequestro e il pestaggio di un giovane. Certo della propria indiscrezione, il Sindaco ha sottolineato come questo reato sia stato amnistiato, aggiungendo irritata:

Galleria di immagini: Letizia Moratti e Giuliano Pisapia

“L’amnistia non è assoluzione!”

I presenti in studio, tra cui il presentatore Emilio Carelli, sono rimasti attoniti, soprattutto perché non vi era modo di garantire un’adeguata controbattuta a Pisapia, data la necessità di chiudere la trasmissione. Un intervento a gamba tesa, fatto volutamente per mettere in imbarazzo il concorrente elettorale approfittando di un dialogo unidirezionale.

All’uscita dagli studi di registrazione, però, Pisapia ha voluto spiegare la questione, sottolineando come, nonostante l’amnistia, abbia comunque rimesso il giudizio sui reati di cui era imputato alla Corte d’Assise d’Appello, che ha sentenziato la sua completa innocenza:

“In conclusione non vi è prova – né vi sono apprezzabili indizi – di una partecipazione del Pisapia, sia pure solo sotto il profilo di un concorso morale, al fatto per il quale è stata elevata a suo carico l’imputazione di furto, dalla quale l’appellante va pertanto assolto per non aver commesso il fatto. Tale sentenza di assoluzione con formula piena è passata in giudicato ed è quindi definitiva”.

Un bel pasticcio, perciò, per la Moratti: non solo le sue fonti si sono rivelate non veritiere, ma ora dovrà rispondere di una querela per diffamazione aggravata. Come lecito attendersi, l’azione del Sindaco di Milano ha generato un vero e proprio putiferio politico, soprattutto per la sottolineatura sull’amnistia. In effetti, appare un controsenso rimarcare come l’amnistia non sia assoluzione da parte di un esponente di un partito, il PDL, che ha cercato invano di convincere l’opinione pubblica della parità fra innocenza e prescrizione pur di salvare l’immagine di Silvio Berlusconi.