Soglia minima di presenza femminile, per legge, nei board delle società. Bruxelles ha deciso e ha chiesto formalmente ai suoi 27 paesi membri di adottare questa politica, citando anche l’Italia come tra i paesi virtuosi, che hanno già lavorato a una legge dello Stato sulle quote rosa. Strada, però, che vorrebbe prendere anche Berlino: Angela Merkel vorrebbe decidere da sé.

Secondo la direttiva sulle quote rosa nei CdA promossa dal commissario Viviane Reding, entro il 2020 tutte le aziende pubbliche private dovranno adeguare i loro consigli secondo un concetto paritario:

«Non è normale che adesso nei CdA l’85% dei consiglieri siano uomini, contro un 15% di donne: uno spreco di talento, soprattutto se si pensa che il 60% dei laureati nelle università europee sono donne. […] L’esempio di Paesi come il Belgio, la Francia e l’Italia, che recentemente hanno adottato misure legislative e ora cominciano a constatare dei miglioramenti, dimostra con chiarezza che un intervento normativo limitato nel tempo può cambiare veramente la situazione.»

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La citazione di questi tre paesi non è casuale: la direttiva, infatti, era stata bloccata da una lettera congiunta di altre nazioni (Gran Bretagna, Olanda, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania e Malta) che avevano detto chiaramente che a loro parere era materia di legislazione nazionale. E anche la Germania, pur essendo concorde nel principio, pare non sia molto felice dell’iniziativa della combattiva commissarria Reding. La quale però va avanti per la sua strada.

Ovviamente, bisognerà trovare le forme di incentivazione e disintentivazione giuste per premiare chi si adegua e colpire chi non lo fa, non accettando però nomine di comodo: le donne chiamate nelle società – si parla delle grandi aziende quotate in Borsa: non più di 5.000 in tutta Europa – dovranno avere meriti e poteri identici a quelli dei loro colleghi maschi.

C’è da aggiungere che restano fuori da questa possibile legge europea tutte le altre piccole-media società e aziende. La proposta passerà dal Parlamento europeo e poi la scelta toccherà ai governi nazionali, ai quali spetta il compito di accettarla e di individuare i metodi. Una strada ancora lunga.

Fonte: Ansa